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Roma (Villa De Santis), 12 ottobre 2016 presentazione di “Tutte le fortune” (foto)

Sono riuscite a sorprendermi. Avevo incontrato Annalisa, Ludovica e Francesca , nella foto con la professoressa Trollini, in un incontro al liceo San Francesco di Roma. Luciano Ventura, un uomo di altri tempi, un uomo di valore per il quale i valori hanno ancora un significato profondo, aveva organizzato l’attività di conciliazione scuola/lavoro, orientando la classe a scegliere l’impegno sociale.

Le tre ragazze avevano scelto di leggere “Tutte le fortune”, commentarlo e approfondirlo in un incontro con la classe. Il 12 ottobre la loro presentazione è stata sorprendente. Hanno alzato l’asticella. Hanno sfidato loro stesse e il libro. E hanno vinto. La loro analisi, i loro interventi, le domande che mi hanno rivolto sono state l’espressione di uno spessore umano da adulte, di giovani donne: le clic su salva clic su salva ragazze che avevo incontrato a giugno non c’erano più.

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IL SOMMELIER UCRAINO (parte 2-fine)

Ottobre. Torniamo a Rispescia per il secondo appuntamento di “Creare valore con i valori”. Stepan si muove come se fosse sempre stato nel “Centro permanente di educazione ambientale”. È così limpido che è impossibile non volergli bene. Vedere Francesco salutarlo con entusiasmo è un piacere.

Venerdì. A pranzo, nel Ristorante Girasole, stiamo terminando. Ci prepariamo a partecipare al confronto sui valori delle aziende sostenibili. I tavoli quadrati da otto posti cominciano ad avere le prime sedie vuote.

“Dai, Stepan, mi bevo un goccio di vino “

“Però le servo quello speciale Ricky…”

“Tanto per me è uguale Stepan…”

Stepan vede una nuova opportunità per iniziarmi. Si allunga sul tavolo verso la bottiglia di vino rosso, “di qualità”. La prende. Si siede. Mesce il vino nel calice. Lo appoggia davanti a me. E con immenso rispetto per il liquido rosso, immerge delicatamente la cannuccia. Gesti meccanici. Che esegue diligentemente da cinque anni. Ma questa volta un leggero velo di imbarazzo gli attraversa il viso. Cannuccia e vino: accostamento orribile.

La mano di Stepan si allontana lentamente dalla cannuccia. Improvvisamente torna verso il piccolo tubicino grigio. Stepan mi lancia un’occhiata quasi di traverso. Il sopracciglio sinistro alzato. Un ghigno appena accennato. Toglie la cannuccia. Afferra la base del calice e lo muove con un movimento del polso. Con maestria. Il vino ruota scaldando le pareti del calice.

Stepan continua a guardarmi con l’espressione “Ricky, le sto per servire un capolavoro”. Un gesto deciso del polso. Il calice si ferma. Il vino rallenta la rotazione. E un attimo prima che si fermi me lo fa annusare. Poi assaggiare.

Bevo. E mentre lo mando giù, Stepan mi interroga con lo sguardo.

Guardo Stepan con l’espressione “per me è uguale a tutti gli altri…”. Stepan alza gli occhi al cielo. Si fa cadere verso lo schienale della sedia. Svogliatamente prende la cannuccia dalla tovaglia. La butta grossolanamente nel calice e lo spinge verso di me con un gesto di sufficienza. Con l’espressione “meriti di bere con la cannuccia”. Poi si apre nel suo tipico sorriso.

Ottobre 2016

RICKY&STEPAN

LE RECENSIONI DI GRETA: TUTTE LE FORTUNE (BADAVO AI BADANTI) DI RICCARDO TAVERNA

Arriva. Sembra simpatico, Promettente. Come i 49 che l’hanno preceduto..

Non si tratta di una ragazza in cerca dell’uomo ideale, bensì della storia vera dell’autore, che dall’età di 23 anni, per una serie di gravi problemi di salute, ha cominciato a cercare per se’, dei badanti, delle persone che si prendessero cura di lui. La scrittura è tragicomica, irriverente e toccante (ovviamente, dato il tema trattato). Lo consiglio non solo per la bellezza dello stile e della bravura artistica, ma soprattutto perché credo sarebbe utile un’inversione di tendenza.

Non per dare il via ad un predicozzo.. Ma se avessimo tutti in mente che ci sono persone che vivono in questo modo e ne traggono un beneficio (dai 23 anni in poi!) che utilizzano la loro condizione di invalidità per realizzare se’ stessi (per esempio diventando scrittori), farebbe diminuire la sensazione di essere “non realizzati”, “perdenti” e via dicendo con tutti i vocaboli di questo genere che vanno molto di moda (deleteri e riduttivi per la persona umana).

L’umanità è l’essenza stessa della persona ed è lampante che, a parte in rari casi (vedi terremoto o emergenze), non sia un valore sempre presente ed indispensabile. Invece -per esempio- questo libro ci porta su questa ottima strada e visione della vita e di noi stessi.

Formativo per i giovanissimi e di riflessione essenziale per tutti. É stato definito il “Quasi Amici” italiano e a ragion veduta. Molto scorrevole e simpatico, tenero. Complimenti a Riccardo Taverna.

Per chi fosse interessato, si trova nel web il blog omonimo.

Greta Magani, 26 novembre 2016

Clicca sull’immagine per leggere la recensione sul sito.

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Il “sommelier” alla stazione

PRIMA LEGGI: “Il sommelier ucraino (parte 1)”

PRIMA LEGGI: “Finché c’è la salute …”

Roma. Stazione Tiburtina. Il Binario 6 è più affollato del solito. Sciopero dei mezzi pubblici, una pioggia inarrestabile, “Black Friday” sono i complici della massa di umanità che ci circonda.

Fabrizio ci ha raggiunti al bar, pronto ad assistermi a montare in carrozza. La carrozza 8 di Italo, quella attrezzata per i disabili.

“Perché non ci spostiamo più avanti? Di solito la carrozza 8 si ferma là”, suggerisce Stepan, preoccupato dalla muraglia umana e che dobbiamo fendere con carrozzina, montacarichi e trolley.

“Non è detto – risponde Fabrizio – dipende anche da come è partito il treno”.

“Ma di solito …”, Stepan prova a insistere.

Fabrizio, ridendo lo interrompe: “ao,…  Stepan, che dopo il sommelier vuoi fare anche il capotreno…?”. Lasciamo Roma accompagnati dall’eco della risata.

La carrozza 8 si è fermata al solito posto. Dove aveva indicato Stepan.

 

26 novembre 2016

tiburtina

IL SOMMELIER UCRAINO (parte 1)

 

È appena arrivato. L’inizio è promettente. Come quello di tutti i badanti, i 49 che lo hanno preceduto. È allegro. Ha la lingua sciolta. Potrebbe anche risultare simpatico.

Chiacchiera. Racconta le sue passioni. Sopra tutte, il vino. Ma “di qualità”, come sottolinea tutte le volte che racconta dei suoi rossi preferiti. “Fruttato”, “retrogusto”, “mosso”, “persistente”. Narra, spiega, dimostra e mi stordisce con il gergo dei sommelier. Non riesco a fargli capire che, se non in casi veramente eccezionali, non posso bere alcun alcolico. E che se potessi non riconoscerei i gusti, figurarsi i retrogusti.

Stepan non perde mai la speranza. Conclude sempre con un convinto: “Le farò assaggiare io i vini buoni, di qualità”, come ama sottolineare sempre. E ogni tanto ci prova. “Sa, Ricky, ieri sera ho assaggiato un vino top. Lo so perché conosco bene i vini, quelli rossi, mi ha insegnato un amico nei sei mesi che sono stato a Nizza”. Questa di un ucraino esperto di vini non mi convince. Anzi.

Dopo cinque anni e vari fallimenti a iniziarmi all’arte di Bacco, entriamo nel piazzale del “Centro permanente di educazione ambientale” di Legambiente a Rispescia: la vera casa dell’associazione. Angelo Gentili e Rita Tiberi hanno preparato un evento che non ci dimenticheremo facilmente. “Creare valore con i valori”, il workshop che segna il nuovo corso del rapporto tra Legambiente e le imprese, incomincerà con una cena di conviviale.

Cinque lunghe tavolate. Intorno, i tavoli con gli antipasti. Ognuno con un prodotto tipico maremmano e il suo produttore d’eccellenza. Siamo nel regno di Francesco Gentili, il guru dell’enogastronomia della Maremma. Gli presento Stepan raccontandogli della sua passione per il cibo e i vini, di qualità.

“Ricky, le devo raccontare una cosa troppo importante…”. Stiamo rientrando in camera. Terminata la cena Stepan si era allontanato. Tavolo dopo tavolo, si era intrattenuto con i produttori.

“Francesco, era al tavolo di un produttore di vini – racconta Stepan senza trattenere l’emozione – mi ha fatto assaggiare dei vini rossi fantastici e me li ha spiegati dicendomi che il secondo era il migliore. Io non ero d’accordo e gli ho spiegato perché…” e ha profuso una sequela di retrogusti, persistenze, fruttati e altri termini mai sentiti prima.

“Allora Francesco li ha assaggiati nuovamente e mi ha detto che avevo ragione…” e continua a guardarmi con le emozioni che stanno raggiungendo le stelle sopra di noi. “Si rende conto? Ha detto che ho ragione! Si rende conto cosa significa per me?”. La storia di un ucraino esperto di vini continua a non convincermi, ma c’è un’eccezione.

 

Giugno 2016

RICKY&STEPAN

 

Che fai? Stringi?

Scendo agilmente i cinque gradini che portano al bar nel seminterrato dell’Università. Volto a destra. Ai nostri tavoli, i nostri soliti tavoli, ci sono tutti.

Sono uscito dal Besta la mattina. Il primo ricovero è terminato con una massiccia dose di cortisone. Già nei primi giorni le mani avevano cominciato a riprendersi. Sono arrivato a casa. Tempo di una doccia, cambiarmi e saltare in macchina. E mi precipito al bar dell’Università. Casa.

Sergio, Gianni, Giuseppe, Cristina, Paolina, Mario, Ugo, Giampaolo, Arthur, Paola. Saluto tutti. Passo da un tavolo all’altro. Fabio Moretti, nella sua camicia sempre perfettamente stirata a qualsiasi ora del giorno, mi tende la mano. La afferro.

“Che fai? Stringi?”.

Non mi ha chiesto nulla del ricovero. Non mi ha domandato come era andata, come stavo.

“Che fai? Stringi?” Si. Le mani stavano riprendendo vigore.

 

Dicembre 1987, circa.

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Con Legambiente è cominciata così…

23:00 circa. Maurizio Costanzo Show.

Un ospite non convenzionale, tutto vestito d’azzurro, con un nome non convenzionale sta per prendere la parola. Si chiama Ermete.

Costanzo lo interpella. Ermete risponde. E mostra un lenzuolo bianco. No grigio. Anzi sporco. È stato appeso a una finestra per alcuni giorni. Sento dire che è conciato per colpa dell’inquinamento.

“Strano sto tipo – penso distrattamente – lascia le lenzuola fuori dalla finestra per giorni. Per forza che si sporcano. Ci vuole mica un genio. E poi sta Legambiente, che sarà mai…?”

Mi annoio.

1990 circa.

Anni dopo incontrerò Alessandro Paciello.

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Che cos’hai in bocca?

Il parco di Villa Mamoli è il regno di Cookie. Quando arriviamo al cancello della villa di Patrizia salterebbe fuori dal finestrino tanta è la voglia di esplorarlo.

Serata d’agosto. Barbecue sotto il Cedro. Una pianta imponente che sembra reggere il cielo stellato. Gigi e io chiacchieriamo seduti al tavolino di ferro apparecchiato.

Dalla luce fioca, che illumina il perimetro della villa, un rumore di unghiette sul marciapiede. Cookie sta arrivando. Butto l’occhio distrattamente. Cookie cammina concentratissima. In bocca tiene qualcosa che non riesco a distinguere.

“Che cos’hai in bocca?”, Lo dico istintivamente. Addirittura mi sorprendo di avere parlato.

“Toc!”

È il rumore di un pezzo di legno sul cemento. Mi volto. Cookie si è fermata, la bocca aperta. Un ramo lungo quasi quanto lei davanti alle sue zampe.

“Possibile che capisca…?”. Il pensiero mi torna in mente più volte durante la cena.

 

“Che cos’hai in bocca?”

“Toc!”. Il rumore viene dalla piscina.

 

“Che cos’hai in bocca?”

“Toc!”. Il rumore ci raggiunge dalla strada che porta al cancello.

 

“Che cos’hai in bocca?”

Se potesse mi sbranerebbe volentieri

 

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Sorpresa! Anzi no…

Ogni mattina controllo le statistiche di “Badavo ai badanti”. Quanti accessi. Quante pagine lette. Cosa hanno letto. Da dove arrivano i lettori. Ogni volta che si aggiunge un paese è una sorpresa.

“Porca miseria! Stanno cominciando a leggere dal Kenya! “

“Ah… è Nelly…” (nda: stava accompagnando un gruppo)

 

13 ottobre 2016

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Pigro

Cena di famiglia a casa dei miei suoceri.

“Zio Ricky, perché ti fai sempre aiutare a mangiare?”

Giulia. Cinque anni. È la nostra nipotina, la figlia di Massimo, il fratello di Nelly, e Marina. Me lo chiede con candore. Come solo i bambini sanno fare.

“Perché sono pigro Giulia”.

Pranzo di Natale. Sono passati alcuni mesi. Stiamo pranzando a casa di Lia, la mamma di Marina. Arriva il pandoro. Mi faccio tagliare la mia classica doppia fetta. Appoggio il gomito sul tavolo. Stendo l’avambraccio verso l’alto. Piego il palmo verso l’alto. I muscoli, le ossa e le dita, sempre più inutili, si trasformano in un utile vassoietto. Un attimo dopo la doppia fetta è appoggiata in perfetto equilibrio sul palmo.

Addento.

Addento.

Addento ancora.

“Bravo zio Ricky che non sei più pigro!”

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