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RINCORRERE ITALO TRENO (fine)

Prima leggi: “RINCORRERE ITALO TRENO” (episodio 1)

Prima leggi: “TI PORTO IN VACANZA” – Paros

 

“Ma come cazzo fai a non essere preoccupato Ricky! Non arriveremo in tempo e tu te ne stai lì a leggere!”

L’ansia lo stava divorando. E Ugo me la rovesciava addosso a secchiate. Nell’ultima mezz’ora era la terza volta che sbottava. Non riusciva a trattenersi.

“Come cazzo fai a essere così tranquillo?!”.

“Come faccio? Perché metteremo il nostro culo su quel cazzo di aereo…”. In realtà ero tranquillo perché non avevamo il controllo di nulla. Dovevamo solo aspettare e sperare.

Avevo risposto senza alzare gli occhi da “I pilastri della terra”. Il romanzo di Ken Follet mi stava facendo compagnia da quando ci eravamo imbarcati al porto di Parikia, a Paros. Il traghetto era salpato con quattro ore di ritardo. Un vento infernale stava spazzando le Cicladi rallentando tutto ciò che resisteva sopra il pelo dell’acqua. All’aeroporto di Mykonos, alle 13:00, il volo che ci avrebbe riportati a casa dopo la vacanza sarebbe decollato. Pensare di prenderlo era una follia. Il traghetto arrancava tra il mare agitato, gli schianti della prua contro le onde che ci ricordavano quanto stavamo navigando lentamente. La veemenza degli schianti era tale che schizzi di Mediterraneo ci raggiungevano fin sul quinto ponte di poppa. Appiccicaticcio di acqua salmastra continuavo a leggere. Gli schizzi in faccia mi lasciavano indifferente. “Metteremo il culo su quel cazzo di aereo”, dissi sottovoce. “Metteremo il culo su quel cazzo di aereo”, ripetei sempre sottovoce. Il mormorio stava diventando un mantra.

 

“Metteremo il nostro culo su quel cazzo di treno”. Ripeto il mantra mentre le ruote anteriori della carrozzina vibrano all’impazzata. Succede sempre quando Stepan la spinge seggiola a rotelle correndo.

“Piano Stepan”

Stepan rallenta il tempo necessario a far rilassare le ruotine. Poi riprende.

La stazione di Rogoredo si avvicina sempre più rapidamente. Abbiamo parcheggiato in via Giovanni Battista Cassinis alle 9:20. A mezzo chilometro dalla destinazione. I mastodonti verdi ci hanno perseguitato fino all’ultimo. Quattro minuti e Italo lascerà anche Rogoredo. Pensare di prenderlo in tempo è una follia.

 

“Ricky, non ce la faremo…”

“Corri Stepan”

Ci precipitiamo nella stazione. Mi guardo in giro mentre Stepan continua a spingere a passo veloce.

“Rallenta Stepan”.

“Perché?”

“Il binario…”. E guardo il tabellone delle partenze alla nostra sinistra.

“Binario 1 Stepan”

“Dov’è l’ascensore?”

“Qui non c’è Stepan”.

“Come facciamo?”

Come cazzo vuoi fare Stepan? “A piedi Stepan”.

 

Osservo la scala che porta al tunnel che collega i binari. Una rampa. Un pianerottolo. Una rampa fino al corridoio. Sui lati un corrimano nero.

“Stepan, prendi il trolley, portalo in fondo alle scale all’angolo con il corridoio, e corri su a tutta velocità”

Stepan trotterella giù per la scala. Arriva in fondo. Appoggia il trolley. Si volta verso i gradini e pianta uno scatto furioso. Sembra stia scappando da una bomba. Come farebbe un terrorista. Un terrorista?! Per un attimo immagino due carabinieri che girano l’angolo, osservano la scena, e lanciano l’allarme. Sorrido, ma neanche tanto.

“Stepan, facciamo in fretta! Quel trolley deve stare là il meno possibile… Sembra una bomba”.

Stepan mi strappa dalla carrozzina. Divoriamo i gradini. E la carrozzina ci segue grazie alla generosità di un passeggero che si è offerto di portarla in fondo alla rampa. Mi ci siedo. Stepan afferra le maniglie e si lancia verso il fondo del tunnel.

Binario 1. Non abbiamo il tempo di leggere nulla. Questa volta appoggiamo il trolley sul pianerottolo a metà della rampa. Tenuto più vicino, assomiglia meno ad una bomba Stepan mi strappa nuovamente dalla carrozzina. Dietro di noi c’è il passeggero che ci ha seguiti: “tranquilli, alla carrozzina ci penso io”.

Arriviamo in cima alla rampa. Il fiato mi manca. La bocca spalancata cerca di inalare tutta l’aria possibile. Intorno, una folla di passeggeri in attesa. Sono le 9:31. “Cazzo, abbiamo sbagliato binario Stepan…”.

Un fischio mi zittisce. “Treno Italo delle 9:20 in arrivo al Binario 1. Ferma a Roma Tiburtina, Roma Termini,…”. L’annuncio che volevamo sentire. Alla nostra destra, la motrice del treno ad alta velocità bordeaux fa capolino.

“Metteremo il culo su quel cazzo di treno. Cazzo Ricky, funziona!”.

 

Novembre 2016

rifiuti

RINCORRERE ITALO TRENO (episodio 1)

Prima leggi: “CRONACA DELL’INFARTO (parte 2) (… Dove si racconta di Stepan alla guida)

“No cazzo, Stepan! Un altro!”

Il mastodonte verde si ferma. Gli operatori saltano a terra. Afferrano i sacchi neri pieni di spazzatura accumulati sul marciapiede e li scaraventano nella trituratrice. Velocemente. Ma senza esagerare. Ripartiamo come ho sempre vietato a Stepan di guidare: come se non ci fosse un domani. Stamattina è necessario.

Siamo in ritardo. Un ritardo infernale. Abbiamo un appuntamento a Roma alle 13:00, un colloquio con Arianna. Alle 14:00 una riunione con Marco e Dario dell’ufficio informatico di Legambiente. Alle ore 15:30 si aggiungerà Milena, la responsabile comunicazione. In coda Nunzio, il direttore amministrativo. Intanto dobbiamo arrivare alla Stazione Centrale, sul binario di Italo. Parte alle ore 9:15. E non aspetta.

Sono le 8:55 e siamo ancora in via Ripamonti. Siamo entrati da via Pampuri. Il tempo di arrivare al primo semaforo e siamo bloccati. Coda fino al comando dei carabinieri. E oltre.

Dobbiamo sparigliare. Via Ripamonti è una trappola di traffico. Un paio di chilometri di sabbie mobili dove le macchine si impantanano senza nessun appello a tutte le ore del giorno. È sufficiente un’auto parcheggiata non perfettamente allineata che il tram non passa più. È una piccola disattenzione che riesce a bloccare il lato sud di Milano. Reagiamo.

Giriamo a sinistra in via Noto. L’accelerazione di Stepan è bruciante e continua fino in fondo a via Verro. Non c’è in giro nessuno. Forse ce la facciamo. Mi illudo. Sono tutti in via Antonini. La attraversiamo e prendiamo via Ghini. Inchiodiamo allo stop. Sterziamo a sinistra in via Fontanili. I pneumatici fischiano mentre raschiano l’asfalto. Stepan inchioda un’altra volta. Alzo gli occhi e vedo otto vetture davanti a noi.

“Cazzo! No! Cazzo! … Un altro!”

Il pachiderma verde della nettezza urbana sta ingoiando sacchi.

“Stepan! A destra!”

“Qui?”

“Certo! Dai!”

Accelera in via Astura. Pochi metri e siamo in fondo. Stepan si lancia a destra in via Rutilia.

“Porca merda! Non ci posso credere… Ancora! Un altro… Cazzo! Non ce la faremo mai!”

Sono le 09:02. Italo parte tra 13 minuti. Stepan ha eseguito tutte le mie indicazioni diligentemente. Non ha commentato. Non ha criticato. Forse si sta anche divertendo.

“Cazzo Stepan, doveva succedere prima o poi. Avviso Legambiente che arriveremo tardi…”. Siamo appena tornati su via Ripamonti.

“Andiamo alla stazione di Rogoredo”, propone Stepan.

“Magari… Ma non c’è l’ascensore e sul binario non c’è il montacarichi…”, mi sto per rassegnare. Invece guardo Stepan che sta ancora aspettando la risposta definitiva: “sei un genio! … Gira a destra e corri!”. Da Rogoredo Italo parte alle 9:24. Niente. L’unica speranza è che parta in ritardo.

 

Novembre 2016

 

rifiuti

 

 

Roma (Villa De Santis), 12 ottobre 2016 presentazione di “Tutte le fortune” (foto)

Sono riuscite a sorprendermi. Avevo incontrato Annalisa, Ludovica e Francesca , nella foto con la professoressa Trollini, in un incontro al liceo San Francesco di Roma. Luciano Ventura, un uomo di altri tempi, un uomo di valore per il quale i valori hanno ancora un significato profondo, aveva organizzato l’attività di conciliazione scuola/lavoro, orientando la classe a scegliere l’impegno sociale.

Le tre ragazze avevano scelto di leggere “Tutte le fortune”, commentarlo e approfondirlo in un incontro con la classe. Il 12 ottobre la loro presentazione è stata sorprendente. Hanno alzato l’asticella. Hanno sfidato loro stesse e il libro. E hanno vinto. La loro analisi, i loro interventi, le domande che mi hanno rivolto sono state l’espressione di uno spessore umano da adulte, di giovani donne: le clic su salva clic su salva ragazze che avevo incontrato a giugno non c’erano più.

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IL SOMMELIER UCRAINO (parte 2-fine)

Ottobre. Torniamo a Rispescia per il secondo appuntamento di “Creare valore con i valori”. Stepan si muove come se fosse sempre stato nel “Centro permanente di educazione ambientale”. È così limpido che è impossibile non volergli bene. Vedere Francesco salutarlo con entusiasmo è un piacere.

Venerdì. A pranzo, nel Ristorante Girasole, stiamo terminando. Ci prepariamo a partecipare al confronto sui valori delle aziende sostenibili. I tavoli quadrati da otto posti cominciano ad avere le prime sedie vuote.

“Dai, Stepan, mi bevo un goccio di vino “

“Però le servo quello speciale Ricky…”

“Tanto per me è uguale Stepan…”

Stepan vede una nuova opportunità per iniziarmi. Si allunga sul tavolo verso la bottiglia di vino rosso, “di qualità”. La prende. Si siede. Mesce il vino nel calice. Lo appoggia davanti a me. E con immenso rispetto per il liquido rosso, immerge delicatamente la cannuccia. Gesti meccanici. Che esegue diligentemente da cinque anni. Ma questa volta un leggero velo di imbarazzo gli attraversa il viso. Cannuccia e vino: accostamento orribile.

La mano di Stepan si allontana lentamente dalla cannuccia. Improvvisamente torna verso il piccolo tubicino grigio. Stepan mi lancia un’occhiata quasi di traverso. Il sopracciglio sinistro alzato. Un ghigno appena accennato. Toglie la cannuccia. Afferra la base del calice e lo muove con un movimento del polso. Con maestria. Il vino ruota scaldando le pareti del calice.

Stepan continua a guardarmi con l’espressione “Ricky, le sto per servire un capolavoro”. Un gesto deciso del polso. Il calice si ferma. Il vino rallenta la rotazione. E un attimo prima che si fermi me lo fa annusare. Poi assaggiare.

Bevo. E mentre lo mando giù, Stepan mi interroga con lo sguardo.

Guardo Stepan con l’espressione “per me è uguale a tutti gli altri…”. Stepan alza gli occhi al cielo. Si fa cadere verso lo schienale della sedia. Svogliatamente prende la cannuccia dalla tovaglia. La butta grossolanamente nel calice e lo spinge verso di me con un gesto di sufficienza. Con l’espressione “meriti di bere con la cannuccia”. Poi si apre nel suo tipico sorriso.

Ottobre 2016

RICKY&STEPAN

IL SOMMELIER UCRAINO (parte 1)

 

È appena arrivato. L’inizio è promettente. Come quello di tutti i badanti, i 49 che lo hanno preceduto. È allegro. Ha la lingua sciolta. Potrebbe anche risultare simpatico.

Chiacchiera. Racconta le sue passioni. Sopra tutte, il vino. Ma “di qualità”, come sottolinea tutte le volte che racconta dei suoi rossi preferiti. “Fruttato”, “retrogusto”, “mosso”, “persistente”. Narra, spiega, dimostra e mi stordisce con il gergo dei sommelier. Non riesco a fargli capire che, se non in casi veramente eccezionali, non posso bere alcun alcolico. E che se potessi non riconoscerei i gusti, figurarsi i retrogusti.

Stepan non perde mai la speranza. Conclude sempre con un convinto: “Le farò assaggiare io i vini buoni, di qualità”, come ama sottolineare sempre. E ogni tanto ci prova. “Sa, Ricky, ieri sera ho assaggiato un vino top. Lo so perché conosco bene i vini, quelli rossi, mi ha insegnato un amico nei sei mesi che sono stato a Nizza”. Questa di un ucraino esperto di vini non mi convince. Anzi.

Dopo cinque anni e vari fallimenti a iniziarmi all’arte di Bacco, entriamo nel piazzale del “Centro permanente di educazione ambientale” di Legambiente a Rispescia: la vera casa dell’associazione. Angelo Gentili e Rita Tiberi hanno preparato un evento che non ci dimenticheremo facilmente. “Creare valore con i valori”, il workshop che segna il nuovo corso del rapporto tra Legambiente e le imprese, incomincerà con una cena di conviviale.

Cinque lunghe tavolate. Intorno, i tavoli con gli antipasti. Ognuno con un prodotto tipico maremmano e il suo produttore d’eccellenza. Siamo nel regno di Francesco Gentili, il guru dell’enogastronomia della Maremma. Gli presento Stepan raccontandogli della sua passione per il cibo e i vini, di qualità.

“Ricky, le devo raccontare una cosa troppo importante…”. Stiamo rientrando in camera. Terminata la cena Stepan si era allontanato. Tavolo dopo tavolo, si era intrattenuto con i produttori.

“Francesco, era al tavolo di un produttore di vini – racconta Stepan senza trattenere l’emozione – mi ha fatto assaggiare dei vini rossi fantastici e me li ha spiegati dicendomi che il secondo era il migliore. Io non ero d’accordo e gli ho spiegato perché…” e ha profuso una sequela di retrogusti, persistenze, fruttati e altri termini mai sentiti prima.

“Allora Francesco li ha assaggiati nuovamente e mi ha detto che avevo ragione…” e continua a guardarmi con le emozioni che stanno raggiungendo le stelle sopra di noi. “Si rende conto? Ha detto che ho ragione! Si rende conto cosa significa per me?”. La storia di un ucraino esperto di vini continua a non convincermi, ma c’è un’eccezione.

 

Giugno 2016

RICKY&STEPAN

 

Con Legambiente è cominciata così…

23:00 circa. Maurizio Costanzo Show.

Un ospite non convenzionale, tutto vestito d’azzurro, con un nome non convenzionale sta per prendere la parola. Si chiama Ermete.

Costanzo lo interpella. Ermete risponde. E mostra un lenzuolo bianco. No grigio. Anzi sporco. È stato appeso a una finestra per alcuni giorni. Sento dire che è conciato per colpa dell’inquinamento.

“Strano sto tipo – penso distrattamente – lascia le lenzuola fuori dalla finestra per giorni. Per forza che si sporcano. Ci vuole mica un genio. E poi sta Legambiente, che sarà mai…?”

Mi annoio.

1990 circa.

Anni dopo incontrerò Alessandro Paciello.

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Stecca degli artigiani – Milano (26-01-2016) presentazione di “Tutte le fortune”

Presentazione al circolo di Legambiente “Vivi con stile” grazie alla straordinaria organizzazione della straordinaria (la ripetizione è voluta) Ida La Camera. Legambiente ti sorprende sempre!

Grazie Barbara Meggetto per aver moderato con semplicità ed eleganza l’incontro.

Grazie a Roberta Spotti per le foto.

Grazie a tutti gli intervenuti.

Grazie a Rossella e Stefano per esserci sempre!