Archivi categoria: Stepan

IL SOMMELIER UCRAINO (parte 2-fine)

Ottobre. Torniamo a Rispescia per il secondo appuntamento di “Creare valore con i valori”. Stepan si muove come se fosse sempre stato nel “Centro permanente di educazione ambientale”. È così limpido che è impossibile non volergli bene. Vedere Francesco salutarlo con entusiasmo è un piacere.

Venerdì. A pranzo, nel Ristorante Girasole, stiamo terminando. Ci prepariamo a partecipare al confronto sui valori delle aziende sostenibili. I tavoli quadrati da otto posti cominciano ad avere le prime sedie vuote.

“Dai, Stepan, mi bevo un goccio di vino “

“Però le servo quello speciale Ricky…”

“Tanto per me è uguale Stepan…”

Stepan vede una nuova opportunità per iniziarmi. Si allunga sul tavolo verso la bottiglia di vino rosso, “di qualità”. La prende. Si siede. Mesce il vino nel calice. Lo appoggia davanti a me. E con immenso rispetto per il liquido rosso, immerge delicatamente la cannuccia. Gesti meccanici. Che esegue diligentemente da cinque anni. Ma questa volta un leggero velo di imbarazzo gli attraversa il viso. Cannuccia e vino: accostamento orribile.

La mano di Stepan si allontana lentamente dalla cannuccia. Improvvisamente torna verso il piccolo tubicino grigio. Stepan mi lancia un’occhiata quasi di traverso. Il sopracciglio sinistro alzato. Un ghigno appena accennato. Toglie la cannuccia. Afferra la base del calice e lo muove con un movimento del polso. Con maestria. Il vino ruota scaldando le pareti del calice.

Stepan continua a guardarmi con l’espressione “Ricky, le sto per servire un capolavoro”. Un gesto deciso del polso. Il calice si ferma. Il vino rallenta la rotazione. E un attimo prima che si fermi me lo fa annusare. Poi assaggiare.

Bevo. E mentre lo mando giù, Stepan mi interroga con lo sguardo.

Guardo Stepan con l’espressione “per me è uguale a tutti gli altri…”. Stepan alza gli occhi al cielo. Si fa cadere verso lo schienale della sedia. Svogliatamente prende la cannuccia dalla tovaglia. La butta grossolanamente nel calice e lo spinge verso di me con un gesto di sufficienza. Con l’espressione “meriti di bere con la cannuccia”. Poi si apre nel suo tipico sorriso.

Ottobre 2016

RICKY&STEPAN

IL SOMMELIER UCRAINO (parte 1)

 

È appena arrivato. L’inizio è promettente. Come quello di tutti i badanti, i 49 che lo hanno preceduto. È allegro. Ha la lingua sciolta. Potrebbe anche risultare simpatico.

Chiacchiera. Racconta le sue passioni. Sopra tutte, il vino. Ma “di qualità”, come sottolinea tutte le volte che racconta dei suoi rossi preferiti. “Fruttato”, “retrogusto”, “mosso”, “persistente”. Narra, spiega, dimostra e mi stordisce con il gergo dei sommelier. Non riesco a fargli capire che, se non in casi veramente eccezionali, non posso bere alcun alcolico. E che se potessi non riconoscerei i gusti, figurarsi i retrogusti.

Stepan non perde mai la speranza. Conclude sempre con un convinto: “Le farò assaggiare io i vini buoni, di qualità”, come ama sottolineare sempre. E ogni tanto ci prova. “Sa, Ricky, ieri sera ho assaggiato un vino top. Lo so perché conosco bene i vini, quelli rossi, mi ha insegnato un amico nei sei mesi che sono stato a Nizza”. Questa di un ucraino esperto di vini non mi convince. Anzi.

Dopo cinque anni e vari fallimenti a iniziarmi all’arte di Bacco, entriamo nel piazzale del “Centro permanente di educazione ambientale” di Legambiente a Rispescia: la vera casa dell’associazione. Angelo Gentili e Rita Tiberi hanno preparato un evento che non ci dimenticheremo facilmente. “Creare valore con i valori”, il workshop che segna il nuovo corso del rapporto tra Legambiente e le imprese, incomincerà con una cena di conviviale.

Cinque lunghe tavolate. Intorno, i tavoli con gli antipasti. Ognuno con un prodotto tipico maremmano e il suo produttore d’eccellenza. Siamo nel regno di Francesco Gentili, il guru dell’enogastronomia della Maremma. Gli presento Stepan raccontandogli della sua passione per il cibo e i vini, di qualità.

“Ricky, le devo raccontare una cosa troppo importante…”. Stiamo rientrando in camera. Terminata la cena Stepan si era allontanato. Tavolo dopo tavolo, si era intrattenuto con i produttori.

“Francesco, era al tavolo di un produttore di vini – racconta Stepan senza trattenere l’emozione – mi ha fatto assaggiare dei vini rossi fantastici e me li ha spiegati dicendomi che il secondo era il migliore. Io non ero d’accordo e gli ho spiegato perché…” e ha profuso una sequela di retrogusti, persistenze, fruttati e altri termini mai sentiti prima.

“Allora Francesco li ha assaggiati nuovamente e mi ha detto che avevo ragione…” e continua a guardarmi con le emozioni che stanno raggiungendo le stelle sopra di noi. “Si rende conto? Ha detto che ho ragione! Si rende conto cosa significa per me?”. La storia di un ucraino esperto di vini continua a non convincermi, ma c’è un’eccezione.

 

Giugno 2016

RICKY&STEPAN

 

DI NUOVO UNA PORSCHE PANAMERA

Prima leggi: la sostenibilità vista da Stepan

“Stepan… Lampeggia…”.

Il TIR procede stancamente nella corsia centrale dell’autostrada adriatica rispettando rigorosamente il limite di velocità. 80 all’ora. Il caldo afoso del primo sabato di luglio sembra appesantirlo. La Fiat Uno blu scassata lo sta superando, forse. Arranca faticosamente. Ha raggiunto la metà del rimorchio e procede istericamente verso la motrice. Sta dando il massimo. Tutta se stessa. Sta combattendo sola contro tutti: l’autoarticolato, il caldo, la pressione. Dietro, una Porsche Panamera sta ringhiando. Soffre l’andatura ridotta, la sua libertà castrata. I cavalli dell’otto cilindri imbrigliati si trattengono a stento, non vedono l’ora di spianare la piccola utilitaria arrugginita.

Ci accodiamo e assistiamo allo sforzo del piccolo ammasso di rottami.

Intanto osservo  il retro della Porsche Panamera. Le linee arrotondate nella tradizione della casa. I pneumatici larghi che mordono l’asfalto. I tubi di scappamento che annunciano tutta la sua potenza.

“Stepan…”

“Si Ricky…”

“Lampeggia…”.

Le sopracciglia di Stepan si alzano leggermente.

“Ma… Ricky…”. Stepan è confuso. Guarda la Panamera bloccata dalla Fiat Uno, l’autoarticolato sulla nostra destra.

“Lampeggia, Stepan…”. Le sopracciglia di Stepan si alzano fino a invadere la fronte. Si fa serio e assume l’espressione tipica di quando si prepara a darmi una spiegazione complessa. Sta per abboccare.

“Vede Ricky. Se lampeggio non ha senso. La Porsche non ci può lasciare passare perché non ha spazio. E non può neanche accelerare finché la Fiat Uno non avrà superato il camion. In quel momento la Porsche potrà accelerare e ci lascerà indietro. Quindi, logicamente, non ha senso lampeggiare”.

“Appunto Stepan. Quando ti ricapiterà l’occasione di lampeggiare a una Porsche Panamera?”. Sorrido malizioso.

Ripartiamo dall’autogrill, la pancia riempita da un boscaiolo, un Krapfen e una coca-cola. In pochi metri Stepan raggiunge la velocità di crociera. La corsia di sorpasso è vuota. A dire il vero, l’autostrada davanti a noi è tutta libera. Le macchine sono parcheggiate negli autogrill presi d’assalto dai turisti del fine settimana.

Stepan scarta verso destra. Improvvisamente. La botta di adrenalina mi richiama dal torpore che mi stava assalendo. In un istante siamo nella corsia di destra e l’istante successivo siamo dietro alla Porsche Panamera che procede lentamente. Una manovra assurda, inutile e dannatamente pericolosa.

“Cazzo fai Stepan?!”. Sto per servirgli un sonoro cazziatone. Prendo fiato e mi giro verso il mio badante che ogni tanto mi mette nelle condizioni di strigliarlo. I nostri occhi si incrociano. Esito. La sua espressione da discolo mi sorprende.

“Ricky… Lampeggio?”.

Luglio 2015

LA SOSTENIBILITÀ VISTA DA STEPAN (in viaggio verso Legambiente)

RICKY&STEPANLa Porsche Panamera ci supera in scioltezza seguendo il nastro d’asfalto della A1 che si srotola davanti a noi. Direzione, Roma. La Citroen C4 Gran Picasso oscilla leggermente. Sembra riverire il passaggio di tanta perfezione. Stepan la rincorre con lo sguardo. Mentre a occidente il sole ha cominciato a decorare il cielo con i colori del tramonto.

Rallentata da due camion che si stanno sorpassando, la Porsche ci precede per un paio di kilometri. Poi, appena la corsia si libera, libera tutti i cavalli e ci abbandona. Gli occhi di Stepan la seguono. Sospira.

“Certo con una macchina così farei una più bella figura”.

Stepan rompe il silenzio che ha avvolto l’abitacolo negli ultimi kilometri. Sorrido distrattamente, alzando l’angolo della bocca. Stepan, temendo una gaffe involontaria, corregge subito il tiro.

“Non che questa sia male, anzi – poi non resiste – ma con quella sarei più figo“.

Poi, mette un’altra pezza.

“Certo non sto chiedendo una Bentley…”

Comincio a ridere. E sto al gioco.

“Facciamo così Stepan, se cambio macchina la scegli tu”.

Stepan pensa un attimo, il minimo indispensabile. Poi, accompagnandosi con la mano destra che disegna una serie di cerchi ad indicare “tantissimo” ribatte.

“… eeeee ne deve fare di bilanci di sostenibilità…”.

Ci guardiamo con la coda dell’occhio, prima. Poi ci giriamo uno verso l’altro. Tratteniamo goffamente la risata. Che esplode un attimo dopo.

(Maggio 2015)

LA BARZELLETTA DI STEPAN SU RICKY

Ieri sera ho raccontato a Stepan la barzelletta del Lord che tiene un diario quotidianamente. Nei momenti cruciali della sua vita il Lord racconta sempre che la mattina si è svegliato con il pisello duro, che ha provato a piegarlo. E con orgoglio scrive di non esserci riuscito.

A ottanta anni, il giorno che viene nominato consigliere del Re scrive: “tra l’altro, stamattina mi sono svegliato con il pene duro. Ho provato a piegarlo. E ci sono riuscito. Passano gli anni e divento sempre più forte”.

“Ma questo è humour inglese”, esclama Stepan ridendo.

“Posso raccontare io un barzelletta su Ricky?”, mi chiede soffocando l’ultima risata.

“Vai!”

Stepan comincia a raccontare.

Dobbiamo uscire e Ricky si deve cambiare. Mi chiede: “hai lavato i jeans chiari?”.

“Si”

“Hai stirato i jeans chiari?”

“Sì”.

“Allora, portami i jeans scuri”.

E scoppia nella sua risata entusiasta.

“Bella eh?”, indaga Stepan. Allegro.

“Discreta…”, rispondo cominciando a ridere.

“La scriviamo nel blog allora?”

“Ricky, bisogna spiegare nel blog che ogni tanto mi deve ricordare le cose dieci volte”.

(Ottobre, 2014)

 

IL SENSO DELL’EDUCAZIONE

Stepan è parte della nostra vita. Averlo in giro è diventata più di una piacevole consuetudine. È quotidianità. È il sapore rassicurante della famiglia. Chiedergli se vuole venire al cinema con noi è istintivo, naturale. Come oggi pomeriggio.

Andiamo al multisala di Rozzano a vedere Elysium. Ci godiamo lo spettacolo. Usciamo soddisfatti. In ascensore commentiamo il trailer di Rush. Nelly ha cambiato idea. Vuole vederlo.
Usciamo dalla ascensore parlando della colonna sonora. Ci dirigiamo verso l’entrata principale. Stepan spinge la seggiola a rotelle. Nelly alla nostra sinistra. Passiamo attraverso la folla di ragazzini che affollano l’atrio intorno alle casse. Ci avviciniamo alle porte che si aprono verso l’interno. Con un’intesa perfetta Nelly accelera verso la più vicina. La apre e la tiene aperta. Fuori un gruppo di sei adolescenti. Sei ragazzi appena rientrati dalle vacanze. Tutto accade in un battito di ciglia. I due giovani più vicini alla porta guardano Nelly distrattamente. Buttano un occhio altrettanto distratto alla mia carrozzina. E entrano. Seguiti dagli altri quattro.

“Grazie…”
“Grazie…”
“Grazie…”
“Grazie…”
“Grazie…”
“Grazie…”
Siamo assorti dal film, in parte. E in parte zittiti dall’incredulità.

Passato il sesto, finalmente usciamo nel buio del piazzale. Ci dirigiamo verso il parcheggio. Ognuno con i propri pensieri. Stepan rompe il silenzio con un commento incisivo come una massima: “educazione non è dire grazie. Educazione è fare passare”.
(2 settembre 2013)

100 DI QUESTI POST! "STEPAN E IL BLOG"

(100! 100º post! Quando ho cominciato nel novembre del 2011 non avrei mai pensato di raggiungere questo traguardo. Pensare che mi sembra di avere raccontato così poco. E di avere ancora tanto da raccontare. I traguardi si celebrano con le dediche. Non mi sottraggo al dovere. Dedico il 100º post a Stepan che con grande pazienza si è guadagnato il mio affetto e il mio rispetto. Non c’era post migliore di questo per festeggiare il numero 100: “il” badante che parla del blog)

La mattina ho bisogno di carburare. E Stepan lo ha imparato molto bene. Prima di rivolgermi domande impegnative aspetta che abbia fatto la doccia, lo spartiacque della mia giornata. Dopo la doccia la maggioranza dei miei neuroni attiva: sono operativo.
Ma stamattina Stepan non riesce a resistere. Non trattiene la voglia di raccontare.

“Ieri sera tornavo a casa leggendo il post delle corna sul mio BlackBerry. Morivo dal ridere e la gente mi guardava come se ero matto. Bellissimo”.
Mentre mi racconta continua a ridere di gusto. Si piega. Imita il gesto delle corna non volute. E ride. Ride fino a contagiarmi. Poi continua a raccontare.
“Sa, Ricky, ogni tanto devo leggere una frase più volte per capirla bene, perché cerco di immedesimarmi.Per esempio, il post dell’infarto, quello di lei sul divano, è stato un post dabrividi. L’ho dovuto leggere quattro o cinque volte. Poi l’ho capito. E mi sono detto: questo voleva morire. E se moriva cosa facevo?” Stepan si è fatto serio. Quasi.
“Perciò volevo chiederle una cosa…”
“Dimmi Stepan…”
“La prossima volta che vuole morire può farlo quando non ci sono? Ho già tanti problemi…”
Sorrido. Come posso non volere bene a tanto candore?

(19 giugno 2013)