(Da dieci anni viviamo in un loft in fondo a via Ripamonti. È a pian terreno. Soffitto di 5 metri con vetrate di 3 metri e mezzo su i tre lati del giardino).
“Dimmi!”. Nelly risponde con il suo solito squillo carico di energia e allegria. Bene.
“Fammi un favore. Mi apri le finestre per fare girare un po’ d’aria, sto scoppiando”.
“C’è un uccello in casa!”. Non lo sta dicendo. Lo sta affermando come se ce l’avesse di fronte.
“Dove?”. Provo una manovra di elusione. Inutilmente.
“C’è un uccello in casa!!!”. L’urlo selvaggio squarcia la giornata limpida. Il passerotto vola in cerchio sotto il soffitto.
“Come cazzo ha fatto…”, mormoro mentre mi trascino gattonando verso la finestra. Mi appoggio al mobile della televisione per tirarmi in piedi. Mi appoggio alla colonnina tra due finestre. Tiro su la tenda afferrando e tirando la corda con la bocca. L’equilibrio è precario. Riesco a colpire la maniglia della finestra fino a metterla in posizione “aperto”. Incastro l’avambraccio tra la maniglia e il vetro. Tiro. E la finestra si apre. Mi trascino sul divano e aspetto. L’uccellino allunga il collo verso la libertà. Ma non si muove. Teme che il mammifero bipede urlante si palesi nuovamente. Dopo alcuni minuti prende coraggio e si lancia nella apertura. Problema risolto.
Mi viene da ridere ma riesco a trattenermi. “Mon amour, cosa sali sul divano? C’è un uccello in casa, mica un topo”.
“Cosa devo fare?”. La voce di Nelly trema. La scena piena di risvolti che tendono al ridicolo. E io contribuisco.
“Mettere la testa sotto il tavolino della televisione”. Libero la prima baggianata che mi è passata per la testa, certo di prendermi un bel vaffanculo. Invece Nelly mi sorprende per la seconda volta.
Alza la testa con circospezione. Cerca di localizzare il pennuto. Non lo vede. Scende dal divano guardinga. Si avvicina alla televisione in punta di piedi. Si inginocchia. E mette la testa sotto il tavolino.
Quando entra l’uccellino Nelly reagisce come sempre, urlando e correndo verso di me in cerca di aiuto. Ma questa volta non ce la faccio. Comincio a parlarle per rassicurarla. Il respiro le si fa meno affannoso. È il momento giusto per farle capire che tocca a lei risolvere il problema. Aprire la finestra mantenendo il più ferreo autocontrollo per non spaventare il pennuto. Ce la fa. Apre la finestra. Mantiene la calma. L’uccellino vola in cerchio sotto il soffitto ed esce. Nelly non lo vede e si convince che è entrato in camera da letto al piano di sopra. E mi sorprende per la terza volta. Domina il terrore ed entra in camera a controllare. Esce trionfante. Vederla salire la scala verso il soppalco con un coraggio da gladiatore, come se fosse costretta ad affrontare un orso ferito, mi riempie di orgoglio. È mia moglie!
(2003-2010)

