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IL SOMMELIER UCRAINO (parte 1)

 

È appena arrivato. L’inizio è promettente. Come quello di tutti i badanti, i 49 che lo hanno preceduto. È allegro. Ha la lingua sciolta. Potrebbe anche risultare simpatico.

Chiacchiera. Racconta le sue passioni. Sopra tutte, il vino. Ma “di qualità”, come sottolinea tutte le volte che racconta dei suoi rossi preferiti. “Fruttato”, “retrogusto”, “mosso”, “persistente”. Narra, spiega, dimostra e mi stordisce con il gergo dei sommelier. Non riesco a fargli capire che, se non in casi veramente eccezionali, non posso bere alcun alcolico. E che se potessi non riconoscerei i gusti, figurarsi i retrogusti.

Stepan non perde mai la speranza. Conclude sempre con un convinto: “Le farò assaggiare io i vini buoni, di qualità”, come ama sottolineare sempre. E ogni tanto ci prova. “Sa, Ricky, ieri sera ho assaggiato un vino top. Lo so perché conosco bene i vini, quelli rossi, mi ha insegnato un amico nei sei mesi che sono stato a Nizza”. Questa di un ucraino esperto di vini non mi convince. Anzi.

Dopo cinque anni e vari fallimenti a iniziarmi all’arte di Bacco, entriamo nel piazzale del “Centro permanente di educazione ambientale” di Legambiente a Rispescia: la vera casa dell’associazione. Angelo Gentili e Rita Tiberi hanno preparato un evento che non ci dimenticheremo facilmente. “Creare valore con i valori”, il workshop che segna il nuovo corso del rapporto tra Legambiente e le imprese, incomincerà con una cena di conviviale.

Cinque lunghe tavolate. Intorno, i tavoli con gli antipasti. Ognuno con un prodotto tipico maremmano e il suo produttore d’eccellenza. Siamo nel regno di Francesco Gentili, il guru dell’enogastronomia della Maremma. Gli presento Stepan raccontandogli della sua passione per il cibo e i vini, di qualità.

“Ricky, le devo raccontare una cosa troppo importante…”. Stiamo rientrando in camera. Terminata la cena Stepan si era allontanato. Tavolo dopo tavolo, si era intrattenuto con i produttori.

“Francesco, era al tavolo di un produttore di vini – racconta Stepan senza trattenere l’emozione – mi ha fatto assaggiare dei vini rossi fantastici e me li ha spiegati dicendomi che il secondo era il migliore. Io non ero d’accordo e gli ho spiegato perché…” e ha profuso una sequela di retrogusti, persistenze, fruttati e altri termini mai sentiti prima.

“Allora Francesco li ha assaggiati nuovamente e mi ha detto che avevo ragione…” e continua a guardarmi con le emozioni che stanno raggiungendo le stelle sopra di noi. “Si rende conto? Ha detto che ho ragione! Si rende conto cosa significa per me?”. La storia di un ucraino esperto di vini continua a non convincermi, ma c’è un’eccezione.

 

Giugno 2016

RICKY&STEPAN

 

Che fai? Stringi?

Scendo agilmente i cinque gradini che portano al bar nel seminterrato dell’Università. Volto a destra. Ai nostri tavoli, i nostri soliti tavoli, ci sono tutti.

Sono uscito dal Besta la mattina. Il primo ricovero è terminato con una massiccia dose di cortisone. Già nei primi giorni le mani avevano cominciato a riprendersi. Sono arrivato a casa. Tempo di una doccia, cambiarmi e saltare in macchina. E mi precipito al bar dell’Università. Casa.

Sergio, Gianni, Giuseppe, Cristina, Paolina, Mario, Ugo, Giampaolo, Arthur, Paola. Saluto tutti. Passo da un tavolo all’altro. Fabio Moretti, nella sua camicia sempre perfettamente stirata a qualsiasi ora del giorno, mi tende la mano. La afferro.

“Che fai? Stringi?”.

Non mi ha chiesto nulla del ricovero. Non mi ha domandato come era andata, come stavo.

“Che fai? Stringi?” Si. Le mani stavano riprendendo vigore.

 

Dicembre 1987, circa.

mano1

Con Legambiente è cominciata così…

23:00 circa. Maurizio Costanzo Show.

Un ospite non convenzionale, tutto vestito d’azzurro, con un nome non convenzionale sta per prendere la parola. Si chiama Ermete.

Costanzo lo interpella. Ermete risponde. E mostra un lenzuolo bianco. No grigio. Anzi sporco. È stato appeso a una finestra per alcuni giorni. Sento dire che è conciato per colpa dell’inquinamento.

“Strano sto tipo – penso distrattamente – lascia le lenzuola fuori dalla finestra per giorni. Per forza che si sporcano. Ci vuole mica un genio. E poi sta Legambiente, che sarà mai…?”

Mi annoio.

1990 circa.

Anni dopo incontrerò Alessandro Paciello.

legambiente

Sorpresa! Anzi no…

Ogni mattina controllo le statistiche di “Badavo ai badanti”. Quanti accessi. Quante pagine lette. Cosa hanno letto. Da dove arrivano i lettori. Ogni volta che si aggiunge un paese è una sorpresa.

“Porca miseria! Stanno cominciando a leggere dal Kenya! “

“Ah… è Nelly…” (nda: stava accompagnando un gruppo)

 

13 ottobre 2016

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Pigro

Cena di famiglia a casa dei miei suoceri.

“Zio Ricky, perché ti fai sempre aiutare a mangiare?”

Giulia. Cinque anni. È la nostra nipotina, la figlia di Massimo, il fratello di Nelly, e Marina. Me lo chiede con candore. Come solo i bambini sanno fare.

“Perché sono pigro Giulia”.

Pranzo di Natale. Sono passati alcuni mesi. Stiamo pranzando a casa di Lia, la mamma di Marina. Arriva il pandoro. Mi faccio tagliare la mia classica doppia fetta. Appoggio il gomito sul tavolo. Stendo l’avambraccio verso l’alto. Piego il palmo verso l’alto. I muscoli, le ossa e le dita, sempre più inutili, si trasformano in un utile vassoietto. Un attimo dopo la doppia fetta è appoggiata in perfetto equilibrio sul palmo.

Addento.

Addento.

Addento ancora.

“Bravo zio Ricky che non sei più pigro!”

pigrizia

Alba, 30 settembre 2016, presentazione di “Tutte le fortune” (foto)

Nel sorprendente cortile della Libreria Milton, una presentazione profonda e coinvolgente di “Tutte le fortune”. Carlo, l’ideatore della libreria che trasmette amore per i libri e le loro storie, è stato un conduttore magistrale. Ringrazio soprattutto l’amico Antonio Roagna per aver avuto l’idea di fare questa presentazione ad Alba.

Finché c’è la salute…

“… In fondo Riccardo, che te devo dì,… finché c’è la salute…”

“Maurizio, guarda che quello è un concetto sopravvalutato”

“Riccardo, che stai a dì? Quando c’hai la salute puoi fare quello che vuoi…”

“Maurì, cosa stai facendo?”

“Te stò a spingere la carrozzina”

“Appunto Maurì”

“E c’hai ragione pure tu, Riccà”

 

Leggi anche: VINCERE

(Maurizio, con Danilo e Fabrizio, fanno parte del servizio di assistenza della Stazione Tiburtina a Roma. Ci conosciamo dall’estate del 2015. Andare a Roma significa anche avere un appuntamento con loro. I pochi minuti che passiamo insieme sono diventati un’abitudine irrinunciabile)

 

tiburtina

 

Il cerottino annegato

Stepan spreme il disinfettante dal batuffolo di cotone sul cerottino rotondo che fissa l’ago per l’infusione sottocute delle immunoglobuline alla pancia. Lo fa con tanto vigore che il cerotto potrebbe annegare. Poi, con estrema attenzione solleva meticolosamente il bordo del cerottino tutto intorno. Quindi, afferra il piccolo cerchio a due estremità opposte. Si concentra. E tira violentemente verso l’alto.

“Ahia…”. Lo dico tanto per dire qualcosa. Alzando leggermente la voce per darmi un tono.

“Cosa c’è Ricky?” domanda Stepan tanto per partecipare alla conversazione.

“Forse sta tornando la sensibilità”, rispondo tanto per…

“Forse sta tornando la sensibilità, o forse stanno crescendo i peli”, sentenzia Stepan.

6 ottobre 2016

(Ogni due mesi circa mi depilo petto e addome. Sopporto tutto, ma non i peli strappati dai cerotti)

Leggi anche: “Il rompiscatole (io), il badante e l’elettrodo”

 

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LA FINE DELL’EPOPEA DEL SIGNOR CORSARO

Prima leggi: Il tentativo di evasione del signor Corsaro

“Non vedo nessuno”, sussurra il signor Corsaro.

È stata una notte tranquilla. Tranquilla più delle altre. Ho evocato “il Petrarca” solo una volta. E mi sono riaddormentato così velocemente da non fare in tempo a sentire i singhiozzi del mio compagno di camera.

La mattina era stata uguale a tutte le altre. Sveglia, colazione, igiene, immunoglobuline endovena. Il libro per farmi compagnia nelle ore inchiodato al letto dall’ago nel braccio, la visita dei neurologi.

In piedi, ai piedi del suo letto, i neurologi sprofondano nella cartella clinica del signor Corsaro. Ogni tanto si scambiano cenni d’intesa. Ogni tanto si confrontano nella loro lingua ermetica. Consultano le analisi e gli esami, la pila di documenti che ha gonfiato la cartellina di cartone azzurro in poco più di dieci giorni. Poi, solennemente, annunciano: “bene signor Corsaro, oggi la dimettiamo, avvisiamo noi casa. E… non esca dalla camera”. Mentre si precipitano verso la porta per affrontare la prossima cartella clinica, un neurologo torna indietro. Mi guarda come aspettando che mi accorga di lui.

“Si…?”. Alzo gli occhi dal libro. Lo guardo per fargli capire che sono attento. Il neurologo esita. La mia espressione perplessa deve averlo bloccato.

“Si, …”, ripeto per incoraggiarlo.

“Scusi, signor Taverna, potrebbe pensarci lei…”. Le parole scivolano fuori dalla bocca. Cercano di essere discrete mentre indica il signor Corsaro con un cenno della testa.

Messaggio ricevuto.

“Signor Corsaro”.

“Ai suoi ordini”.

“Ho ricevuto un ordine di servizio – annuncio con un marcato tono prossimo all’emergenza – questa mattina nessuno può uscire dalla stanza”.

“Come mai? Se posso chiedere…”.

Devo trovare immediatamente un motivo che sia plausibile. Almeno per lui.

“Questa mattina un pericoloso criminale, associato al clan dei corleonesi della mafia siciliana, è stato ricoverato in questo ospedale. È scortato dai servizi segreti. L’ordine è di non uscire per permettere agli agenti speciali di controllare gli accessi al reparto senza interferenze”.

Il signor Corsaro annuisce. E rimane ai piedi del mio letto. Continua a fissarmi. Ah, mi stavo dimenticando:

“Può andare”.

Invece di sedersi sul letto, il signor Corsaro si avvia verso la porta della camera. Mi siedo sul letto per osservarlo.

Apre la porta.

Sto per richiamarlo all’ordine in modo perentorio quando il signor Corsaro si ferma, guarda attentamente il pavimento e allinea attentamente le punte delle pantofole al filo della porta. Si sporge leggermente in avanti. Gira la testa leggermente verso sinistra. Fa un leggero passo indietro. Allinea nuovamente le punte delle pantofole al filo della porta, si sporge leggermente in avanti e gira la testa leggermente verso destra. Chiudi la porta e sospira.

“Non vedo nessun agente”, mi dice facendomi capire palesemente di sentirsi preso in giro.

“Se lei li vedesse non sarebbero agenti dei servizi segreti”. Rispondo senza alzare gli occhi dal libro.

“In effetti…”, ammette il signor Corsaro.

Il signor Corsaro riapre la porta, riallinea le punte delle pantofole al filo della porta e si sporge leggermente in avanti. Passerà tutta la mattina a girare la testa leggermente verso sinistra. Poi, leggermente verso destra.

Appena dopo il pranzo il signor Corsaro lascia il reparto di neurologia del DIMER del San Raffaele. Uscendo, non mi saluta. Me l’aspettavo, un po’. Ma una parte di me, il capo di stato maggiore dell’Ospedale militare, per un attimo si è sentita offesa. E per un attimo ho pensato che tutto fosse stato frutto della mia immaginazione.

“Contento Ricky?… Si ritorna alla tranquillità!”. La voce di Raffaella, l’infermiera, mi raggiunge dal corridoio. È successo veramente.

1995

dimer

Arenzano, 19 agosto 2016, presentazione di “Tutte le fortune” (foto)

Il 19 agosto 2016 Arenzano (Genova) ha ospitato la presentazione di “Tutte le fortune”. Di fronte al mare, con la luna che assisteva, Genova e la sua Lanterna sullo sfondo, nell’anfiteatro naturale delle Alpi Marittime, Lazzaro Calcagno ha portato gli ospiti in un viaggio attraverso le pagine del libro. È stata un’altra presentazione emozionante. Una presentazione resa ancora più importante perché organizzata da Roberta, la mia cuginetta ritrovata proprio grazie al libro.