Archivi tag: Staminali

Chiacchiere a merenda (25.11.2015)

Molto spesso ci affanniamo dietro a problemi così banali da non sembrare neppure reali,  tanto da riuscire a trasformarli in montagne insormontabili, senza pensare che quella che chiamiamo “sfortuna” non è altro che la nostra incapacità a gestire in modo semplice situazioni che risulterebbero davvero stupide se solo riuscissimo a vederle per ciò che davvero sono.

chiacchiereamerenda

In questo nostro vagare tra affanni e false preoccupazioni ci imbattiamo, di tanto in tanto, in persone straordinarie che hanno fatto di una sorte “non propriamente favorevole” la loro forza più grande, riuscendo ad affrontare la complicata vita a cui sono stati destinati con tenacia, orgoglio e grandissima forza.

Uno di questi è senza dubbio Riccardo Taverna. Curriculum da capogiro (esperto di sostenibilità aziendale, gestione della reputazione e comunicazio­ne d’azienda) e autore dei blog badavoai­badanti.orgsustainabilitysentiment.org, cura la rubrica “iN responsibility” su «iN», la rivista di Siracusa, ha debutatto il 10 Novembre col suo primo libro: “Tutte le fortune” (PIEMME edizioni).

Un libro che finirà sotto il nostro albero di Natale e che conosceremo meglio l’11 Dicembre alla presentazione ufficiale che si terrà a Milano, Via Tortona 54 ore 21. Se avete voglia di esserci scrivete a nelly.baiamonte@gmail.com oppure visitate la pagina Fb dedicata all’evento e non fatevi scappare l’occasione di conoscere Riccardo.

http://www.chiacchiereamerenda.it/2015/11/tutte-le-fortune-riccardo-riva/

 

Grandi magazzini culturali

Riccardo Taverna, giornalista ed esperto di comunicazione, racconta la sua vita in compagnia di una malattia e di tanti badanti che lo accompagnano giorno dopo giorno. Consigliatissimo dalla Redazione di MEMO a chi riesce a sorridere sempre e in ogni caso. C’è il badante ultradevoto con le mani di pastafrolla che attribuisce i danni che causa al demonio. C’è l’ex bodyguard zoppo che si veste di nero con gli occhiali scuri e prima di aiutare il suo assistito controlla anche sui tetti che non ci siano cecchini.

http://www.grandimagazziniculturali.it/e-tutta-una-questione-di-badanti/

 

memo

TUTTE LE FORTUNE – la presentazione

IL 10 NOVEMBRE È DIETRO L’ANGOLO! PER CHI NON VEDE L’ORA ECCO LA PRESENTAZIONE SUL RISVOLTO DI COPERTINA!

Una storia di resilienza, amore, amicizia che fa sorridere e sperare

Non scegliamo la nostra vita  Scegliamo come viverla”

 C’è il badante ultradevoto con le mani di pastafrolla che attribuisce i danni che causa al demonio. C’è l’ex bodyguard zoppo che si veste di nero con gli occhiali scuri e prima di aiutare il suo assistito controlla anche sui tetti che non ci siano cecchini. C’è il cingalese educato nelle scuole del britannico impero che lo chiama sir e l’ex ufficiale dell’Armata Rossa rigido come l’acciaio.  A Riccardo la sorte non ha fatto mancare niente. A 23 anni la cidp, una malattia neu­rologica degenerativa grave, anni dopo il Parkinson e per finire un infarto. Eppure a volte il problema più grosso della sua vita è gestireTutte le fortune_copertina i badanti. Persino trovare la donna giusta sembra più facile che imbattersi in un uomo serio e affidabile, e che non abbia bisogno lui stesso di un controllore. Per fortuna, la stessa sorte ha dotato Ric­cardo di tenacia, forza e senso dell’umo­rismo che lo hanno aiutato ad affronta­re la sua difficile malattia. Non ha mai smesso di lottare per mantenere la sua indipendenza, sperimentando su se stes­so cure inedite, e riuscendo a realizzar­si sul lavoro e ad avere una vita piena.  E quando gli capitano momenti di sconfor­to, Riccardo pensa alla moglie Nelly, una guerriera che combatte al suo fianco giorno dopo giorno, e considera che quella sola
fortuna basta a compensare tutte le sfortu­ne del mondo. Poi c’è anche Stepan, molto più di un badante, forse quello giusto pure lui. Ma bisogna esser cauti, perché il dio dei badanti è più suscettibile di Cupido.

 

LA SOSTENIBILITÀ VISTA DA STEPAN (in viaggio verso Legambiente)

RICKY&STEPANLa Porsche Panamera ci supera in scioltezza seguendo il nastro d’asfalto della A1 che si srotola davanti a noi. Direzione, Roma. La Citroen C4 Gran Picasso oscilla leggermente. Sembra riverire il passaggio di tanta perfezione. Stepan la rincorre con lo sguardo. Mentre a occidente il sole ha cominciato a decorare il cielo con i colori del tramonto.

Rallentata da due camion che si stanno sorpassando, la Porsche ci precede per un paio di kilometri. Poi, appena la corsia si libera, libera tutti i cavalli e ci abbandona. Gli occhi di Stepan la seguono. Sospira.

“Certo con una macchina così farei una più bella figura”.

Stepan rompe il silenzio che ha avvolto l’abitacolo negli ultimi kilometri. Sorrido distrattamente, alzando l’angolo della bocca. Stepan, temendo una gaffe involontaria, corregge subito il tiro.

“Non che questa sia male, anzi – poi non resiste – ma con quella sarei più figo“.

Poi, mette un’altra pezza.

“Certo non sto chiedendo una Bentley…”

Comincio a ridere. E sto al gioco.

“Facciamo così Stepan, se cambio macchina la scegli tu”.

Stepan pensa un attimo, il minimo indispensabile. Poi, accompagnandosi con la mano destra che disegna una serie di cerchi ad indicare “tantissimo” ribatte.

“… eeeee ne deve fare di bilanci di sostenibilità…”.

Ci guardiamo con la coda dell’occhio, prima. Poi ci giriamo uno verso l’altro. Tratteniamo goffamente la risata. Che esplode un attimo dopo.

(Maggio 2015)

Campagnano: la stesura definitiva del libro

È cominciata la fase finale. La discesa verso gli scaffali delle librerie. C’è il titolo. C’è la copertina. Stiamo lavorando tanto. In 14 mesi abbiamo prodotto oltre 50 ore di registrazioni. Il racconto prima. La definizione della struttura poi. La scrittura. E la sorpresa di leggersi.

Tra la campagna romana dove mi trovo e Milano, dove Andrea è rimasto ancorato alle sue abitudini, i capitoli prendono la loro forma definitiva. Produciamo. Ci inviamo il materiale. Ci confrontiamo e correggiamo.

Campagnano, 30 minuti a nord di Roma, adagiata sulle colline intorno alla Cassia, è sullo sfondo. In primo piano i Bucciarelli che ci ospitano. C’è tutto il clan: Buccia e Gabriella, Bucc e Nilam con Jasmine, Savannah, Eashani, Amba-lilCampagnanoy e Sabina. C’è anche Lucalu, in contatto dalla Croazia. Nelly e io siamo in famiglia. E la sera a cena, tra le lasagne di Oro e i fritti di June, il libro e l’ultimo capitolo prodotto sono i co-protagonisti. Sotto il tavolo si agitano sei cani. Ma la loro ansia non ha nulla a che fare con la letteratura. Manca solo Stepan.

LE NOTTI ALLA RINGHIERA: IL DECALOGO DEL PELO

naviglioPrima leggi: LE NOTTI ALLA RINGHIERA: IL DECALOGO DELLE CHIAPPE

Febo mi incalza: “pelo biondo…?”

“Mi ci fiondo”, rispondo prontamente.

Febo prende appunti e commenta ghignando: “bella questa!” E continua imperterrito: “pelo moro…?”

“Lo traforo”.

Febo scrive accompagnando la penna con una risata. Marco, il barista, e Guido, il fratello di Marcone, non riescono più a trattenere la curiosità. Si avvicinano. Si siedono. E assistono. La Ringhiera sempre deserta. Marcone ci raggiunge.

“Pelo riccio? ”

“Lo stropiccio “, rispondo di slancio.

“Pelo ritto”.

“Pelo ritto?… Pelo ritto?… Va sconfitto!”

” Cioè?” Febo si fa severo. Fintamente severo, mentre si prepara alla prima bocciatura.

Gli altri assistono con le lacrime agli occhi.

“È una questione di logica – spiego, o almeno cerco di spiegare dandomi un tono – Un pelo ritto è rigido. Quindi respingente per definizione. Ora. Per poter passare, bisogna scansarlo … come … per esempio … in un assalto di scherma. In una parola, va sconfitto”.

“Ok – decreta Febo – e, pelo fitto?”

“Ne approfitto …”

“Questa era facile – sospira Febo – pelo rosso?”

“……… A più non posso!”, scandisco trionfante. “Ricks, la mettiamo la rima – obietta Febo – rosso non fa rima con posso!”. È un susseguirsi di “o” spalancate prima e chiuse poi.

Contro obietto. “Dai Febone! Ti ho propinato 18 rime ineccepibili. Questa me la lasci passare, almeno per la sua creatività”.

“La rima, Ricks. Ci vuole la rima”.

“Ok – annuisco – pelo rosso a più non posso”. Chiudo la “o” di posso. E la rima è fatta.

Febo approva.

“Ultimo Ricks”. Febo si concentra. Fissa l’elenco. Raccoglie i pensieri. E lancia la decima sfida: “pelo grigio”.

“Questa sì che mi mette in difficoltà Febone. Pelo grigio ………… eccola … sarò ligio”.

Ci alziamo. Prima, Febo prende i decaloghi. Li piega. E mentre li sta mettendo nel portafogli viene bloccato dalla mano di Marcone.

“Questi rimangono qui – decreta – li tengo alla cassa”.

“Scusa, posso vedere i decaloghi?”. Ogni sera qualcuno chiede a Marco o a Marcone gli elenchi. Questa sera però …

“Febone…”.

“Ricks…”.

“Conosci?”. Indico il ragazzo davanti alla cassa.

Febo lo squadra. “No. Perché?”

(1995, maggio. Circa)

BADAVO AI BADANTI ATTRAVERSA L’OCEANO

Badavo ai badanti, il blog, sbarca in Canada. “Il Postino”, la rivista mensile per la comunità italiana canadese, ospiterà il blog. Ogni mese, il periodico di Ottawa, pubblicherà un post. Ringrazio Antonio Giannetti, un amico ritrovato grazie ai social network. Un amico al quale mi lega un legame speciale. Un uomo che dimostra che l’amicizia trascende lo spazio e il tempo.

Con il numero in edicola il 22 aprile, si comincia.

Canada

“CI ROVINIAMO LE BUDELLA?”

Prima leggi: IL GRANDE IVAN (EP.1): il colloquio

“Vecio, andiamo a rovinarci le budella?”.

Capita più spesso di sabato. Quando rientriamo dopo la prova Paola Valenti. O tornando a casa da qualche commissione impedita dalla frenesia della settimana. Così Ivan punta il muso della Mercedes Classe A blu verso il McDonald’s più vicino. Per rovinarci le budella con hamburger, patatine e un litro di coca-cola annacquata da decine di cubetti di ghiaccio.

“Vecio, andiamo a rovinarci le budella?” non ha mai significato “ho fame”. È la misura del legame che si può creare con un badante. Sedersi intorno a un tavolo con un amico e chiacchierare senza meta. Un vincolo che va oltre la disabilità e il bisogno di assistenza.

Quattordici anni fa Ivan ha smesso di essere il mio badante. Ogni tanto un telefono squilla. Dall’altro capo della connessione una voce squilla: “Vecio, andiamo a rovinarci le budella?”. Allora rubo un’ora e mezza alla giornata e scappo con Ivan da un McDonald’s a chiacchierare. E a stendere le budella.