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TRAPIANTO DI MIDOLLO: L’INFUSIONE DI UNA NUOVA VITA

PRIMA LEGGI: “Trapianto di midollo: il persecutore”

 

“Ma che cazzo continui a parlare!? Non è il momento, cazzo! Cosa diavolo sei venuta a fare? Non riesci a capire cosa sta per succedere?”

Avrei dovuto sbottare così. Anzi, mi sarei dovuto incazzare. Furiosamente. Invece.

Apro gli occhi e mi guardo intorno. Tutto è al proprio posto. Il letto, la poltrona, la cyclette, la televisione. La finestra con la tapparella alzata. Il sole. Il persecutore no. Non c’è.

26 dicembre 1999. Il giorno è arrivato. Oggi Fabio aprirà la porta della stanza. Entrerà con le sacche delle mie cellule staminali. Le aggancerà alla piantana alla destra del letto. Le collegherà al catetere venoso centrale. Aprirà il piccolo rubinetto. E sarà fatta. Ho aspettato così a lungo. Ho lottato così tanto per questo momento. E oggi sta per accadere.

Il tempo non passa. I secondi si dilatano fino a sembrare minuti. I minuti, ore. Cerco conforto in Alexandros. Invano. Ogni neurone, ogni cellula è proiettata verso la piantana ancora scarica. Verso i passi nel corridoio. Verso la porta della stanza per intercettare i segnali dell’arrivo di Fabio.

La mattina scorre lentamente. Il tempo è scandito dalla routine del reparto. Il prelievo di sangue. La colazione. L’igiene. Ogni volta riconosco i passi degli infermieri. Il rumore degli zoccoli di plastica contro il pavimento di formica. Passi decisi, come ogni azione del reparto.

Passi. Questi non sono familiari. Come non lo è l’aprirsi della porta. Incerto. Titubante.

“Marta! Ciao!”. La sorpresa è degna del momento.

“Ciao Ricky”, risponde Marta fermandosi ai piedi del letto.

“Come stai? – domando – la Giorgia?”

Due battute innocue per iniziare. Poi…

“La mamma è uno stress. Le ho detto che a Capodanno voglio portare la Giorgia a Euro Disney e ha cominciato a rompere. Che non devo andare. Che vista la situazione dovrei restare. Che tutto è sulle sue spalle. Che se succede qualcosa qui in ospedale… Uno stress che non puoi capire. E la mia bambina?”.

Non capisco. Mi sforzo, ma proprio non capisco. Sto per fare un trapianto di midollo, un intervento serio. Ho appena finito cinque giorni di chemioterapia pesantissima. Domani sarò senza sistema immunitario. E Marta si preoccupa di Euro Disney. Non mi aspetto che capisca cosa rappresenta questo momento per me. Ma ignorare la mamma, la sua pleurite… con questo freddo…

Argino i pensieri. E taglio corto: “penso che sei grande abbastanza per capire se in un momento come questo è opportuno che tu vada a Euro Disney…”. Se non capisce da sola, non lo capirà comunque.

La porta si apre e riconosco i passi di Fabio.

 

(26 dicembre 1999)

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SORPRESA DA FIRENZE (parte 1)

La porta dell’ufficio si apre lentamente. Elena smette di parlare e corruga la fronte mentre si volta verso l’entrata.

Mezz’ora prima era comparsa sulla porta della mia stanza. Si era appoggiata allo stipite sinistro e mi aveva chiesto un’opinione su una campagna pubblicitaria. Una questione più tecnica che altro, risolta in pochi attimi. Era rimasta lì. Dalla campagna pubblicitaria eravamo passati a chiacchierare di tutto e niente. Quelle conversazioni inconcludenti perfette per il sabato mattina. Quando in ufficio non c’è nessuno, i telefoni non squillano, e i corrieri non irrompono a consegnare i soliti pacchi urgenti.

L’espressione di Elena vira verso un sorriso. Mentre la porta continua ad aprirsi. Lentamente.

“Ciao”. È sorpresa.

Faccio rotolare la sedia verso destra per inquadrare la porta. Nelly!

“Cosa fai qui!?”. Vederla. Vedere il suo volto illuminato dal suo sorriso, continua ad essere una sensazione indescrivibile. Soprattutto quando non li vedo da un po’. Come negli ultimi quattro giorni in cui è stata a Firenze per Pitti Uomo. Sarebbe tornata ieri se la titolare della griffe non le avesse chiesto di rimanere anche il venerdì sera per una cena con un’importante cliente. Ci saremmo visti oggi pomeriggio a casa. Sono confuso.

“Indovina chi ti ho portato da Firenze?”. Nelly è piegata in avanti. Il busto in ufficio, il resto sul pianerottolo come per trattenere qualcuno che vorrebbe irrompere.

“Moira!?” Moira. A Milano? Nelly ci è riuscita. L’ha strappata dai colli del Chianti per farle passare due giorni da noi a Milano. Favolosa!

“No, no…” Gli occhi di Nelly tracimano di gioia, di chi si sta divertendo a prendere in giro.

“No?! Come no?!”

Elena fa da spettatore.

“No, no!”. Nelly è sempre più divertita. Sa che se non ci arrivo subito ho poca pazienza. E ci sono. Quasi.

“Dai, dimmi… ” Sto iniziando la fase uno: la supplica.

Nelly non se la gode minimamente. Entra in ufficio trattenendo un’esclamazione: “ma è lei!”

Due occhi assonnati. Piccoli. Curiosi. Mi fissano.

(Gennaio 2003)

sorpresa

LA “VENDETTA” DI ALESSANDRO PACIELLO

Per dieci anni ha abboccato all’amo come un pesce famelico. Per almeno dieci anni, probabilmente di più, Alessandro è stato la vittima seriale della mia malattia. Il suo candore e la sua visione ottimista del mondo non lo hanno messo a contatto diretto con la mia parte invalida. Non l’ha mai rifiuta. L’ha solo ignorata andando oltre. L’ha ignorata perché Ale non mi ha mai considerato un disabile. Uno dei pochi. Fino al punto di dimenticarsene. Per poi pentirsene quando in qualche insospettabile conversazione usava un luogo comune classico: incrociare le dita.

“Ricky, domani vado a incontrare un potenziale cliente, incrociamo le dita”.

“Fantastico Ale! Incrociale anche per me!”

Ale esita. Per un attimo impercettibile perde la sua proverbiale dialettica. Qualcosa nella sua testa sta stonando.

“Scusa Ricky, non ci ho pensato”. Si mortifica fino a stracciarsi. Ale non dà mai spiegazioni. Si assume totalmente la responsabilità.

Le prime volte faccio apposta. Invece di passare oltre, mi diverto a metterlo in difficoltà. Anzi, creo l’occasione. Poi, mentre il tempo passa, diventa un gioco. E il “scusa Ricky” carico di mortificazione si trasforma in un “cazzo… mi hai fregato ancora”. Seguito da quattro risate. Così, siamo andati avanti anni.

Poche settimane fa ci siamo sentiti per uno dei nostri aggiornamenti periodici. Ci raccontiamo dei clienti, dei progetti comuni, delle idee. E quando arriva il mio turno lo ragguaglio a proposito di un cliente difficile, di un’incompetenza abissale. All’incompetenza aggiunge una dose letale di arroganza. Non capisce procedure e processi di pensiero della redazione di un bilancio di sostenibilità. E il cliente, che teme i suoi vuoti e non ha la personalità per riconoscerli, ci aggredisce. Ci dà indicazioni contraddittorie. Per poi umiliarci. In 25 anni non ho mai incrociato tanta meschinità. Le trasferte a Torino sono pesantissime.

“Ieri in riunione è stato talmente infame – racconto ad Ale – che se non fosse stato perché siamo entrati insieme ad altri partner, mi sarei alzato e me ne sarei andato”.

“… E sarebbe stato un miracolo”, rimanda Ale.

Ci rimango male. Ale sa bene che ho già revocato due incarichi di fronte alla scorrettezza di un manager. Perché dovrebbe pensare che questa volta … c’è qualcosa che stona.

“Nooooo Ale! – urlo nel cellulare – mi hai fregato!”

Ho abboccato.

(Marzo 2015)

 

“Tutte le fortune” a “La vita in diretta” con Marco Liorni (29-02-2016)

E’ stato un incontro molto piacevole. Essere in trasmissione con Stepan il degno coronamento di un percorso ancora lungo e da raccontare. Marco Liorni e’ stato un contraltare perfetto!

CLICCA SULL’IMMAGINE PER VEDERE L’INTERVISTA (A partire dal minuto 14)

La vita in diretta2

“Life, obiettivo benessere” di Rai Radio Uno ha ospitato “Tutte le fortune” (24-02-2016)

L’intervista con Annalisa Manduca è stata coinvolgente. Grazie anche a Marta Bellini Cavalletti per averla organizzata.

 

CLICCA SULL’IMMAGINE PER ASCOLTARE L’INTERVISTA (per chi ha fretta: cliccare al minuto 15)

GR1 LIFE

“Milano da vedere” – recensione con intervista

Riccardo Taverna mi è entrato nel cuore appena l’ho incontrato. E me lo ricordo ancora, in una via anonima di Milano accompagnato dal fidato Stefan, quello che avrei scoperto poi essere il suo cinquantesimo badante… E sulla sua storia e quella dei suoi badanti ha raccontato molto, prima attraverso il blog “Badavo ai Badanti” e poi nel suo primo libro “Tutte le Fortune – Badavo ai badanti” edito da Mondadori, pubblicato un mese fa: un successo! Riccardo è riuscito a raccontare con ironia e cuore la sua normalità, così speciale, che viene da chiedersi con quale sguardo dobbiamo guardarci intorno per accorgerci che, in fondo, la vita va presa e vissuta come un dono prezioso, sempre e comunque. Questa è Milano vista con i suoi occhi. Buona lettura.

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Milano da vedere

Erica Ferrarese blog – recensione (2-2-2016)

Regalatevi un libro che vi appiccichi addosso la gioia di vivere, ben oltre la voglia di farlo e ben sopra la possibilità o no che sia così. Un libro meraviglioso, intenso e veloce come quelli che mentre leggi pensi “ti prego non finire…”, che provi a leggere lentamente ma hai sempre più voglia di andare avanti.

CLICCA SUL LINK PER LEGGERE TUTTA LA RECENSIONE

Tutte le fortune – R. Taverna

Erica Ferrarese