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IL GRANDE IVAN (EP.1): il colloquio

Ero alla ricerca di un nuovo badante. Dovevo trovarlo urgentemente e in gamba. Vivevo da solo da pochi giorni e Florenzo mi aveva fatto passare tutti i limiti di sopportazione. Ero pieno di incognite. Sei mesi prima avevo fatto un trapianto di midollo e non c’erano segnali di reazione. Alla mamma, colpita da un mesotelioma, restavano poche settimane, se non giorni. Ero andato a vivere da solo per un po’ per obbligo, un po’ per necessità e convinzione da pochi giorni. Avevo assolutamente bisogno di un badante sveglio, pronto di spirito, reattivo, disponibile.
Ero in ufficio, quello del ficus farloccus. Suonarono alla porta.
“Ho un colloquio con Riccardo Taverna”
“Di là, si accomodi”, indicò Stefania o forse Alessandra.
Non entrò nella mia stanza. Fece irruzione… un tornado. Non feci in tempo a finire di dire buongiorno che era seduto in punta di sedia davanti alla mia postazione, i gomiti appoggiati al tavolo. Avvicinandosi aveva già incominciato a parlare. Deciso, controllato, l’ansia che ogni tanto faceva capolino. Un torrente in piena.
“Buongiorno, sono Ivan. Sono in Italia da tre anni con mia moglie. Siamo a Milano da un mese e abbiamo bisogno di lavorare. Io ho bisogno di lavorare, lei ha bisogno di aiuto. Io sono disponibile a fare qualsiasi cosa. Sono disponibile a imparare in fretta. Chiedo solo una cosa: se sbaglio non urli, mi spieghi. Lo stipendio non è un problema”, disse non distogliendo il suo sguardo dal mio.
Straordinario! Non avrei voluto sentirmi dire altro in un colloquio.
“Ok”, risposi controllando l’entusiasmo.
Poi la sorpresa. Infilò la mano nella tasca posteriore dei pantaloni ed estrasse il passaporto. Me lo diede.
“Perché?”, gli domandai.
“Lo tenga lei. È la garanzia della mia serietà. Così se faccio qualche cavolata lei ha il controllo assoluto su di me”, rispose convinto. Si stava consegnando a me!
“No. Il nostro sarà un rapporto basato sulla fiducia reciproca. E questo non è il modo migliore di incominciare”, gli dissi restituendo il passaporto.
Andò così, più o meno. Fu l’inizio di un rapporto meraviglioso che presto si trasformò in un amicizia che continua tutt’oggi, anche se ci sentiamo poco e per colpa mia.
(Luglio 2001)

OMAR (EP.1): chi rompe paga

Alle volte anche io non mi spiego come faccio a scegliere i badanti! Omar, 35 anni circa, honduregno, era basso. Alto quanto me seduto sulla seggiola a rotelle. Era lento, lentissimo. E distratto. Passi per la lentezza e la distrazione: quelle si scoprono lavorando. Ma l’altezza!? Sarà stato anche più basso di 1.60. Come potevo sperare di camminare appoggiato a lui senza piegarmi. D’accordo. C’è la carrozzina. Ma ancora oggi, riesco a camminare per  500 metri se mi appoggio a qualcuno… ed è un ottimo esercizio fisico. Comunque. Torniamo alla distrazione.
“Scusi signor Riccardo, ho rotto un bicchiere. Lo pago io”.
“Non si preoccupi signor Omar, può capitare”.
“Scusi signor Riccardo, ho rotto un altro bicchiere”.
“Non si preoccupi signor Omar, stia più attento”.
“Signor Riccardo, ho rotto un piatto”.
“Signor Omar. Faccia attenzione. Non è neanche una settimana che lavora. La prossima volta paga”.
Nelly era preoccupata che “questo”, seppur piccolo, ci smontasse la casa pezzo a pezzo. Non avrei mai potuto minimamente avvicinarmi a immaginare ciò che mi stava per capitare.
(Novembre 2009)

PERCHÉ "BADAVO AI BADANTI"

Lavoravamo per sol-tec da più di un anno e con Mauro, l’amministratore delegato di par-tec, la capogruppo, eravamo diventati amici. Mauro viveva in Toscana, nel Chianti. Il Chianti è un luogo speciale per tutto il mondo. Per me a maggior ragione perché tra le sue valli ho incominciato ad innamorarmi di Nelly. Tornare a Gaiole, Greve, Radda, Panzano è quindi quasi un obiettivo. Così quando Mauro ci disse che alla prima occasione avremmo dovuto pranzare insieme nel Chianti dovevo solo trovare il “pretesto”.
Il “pretesto” capitò a fine settembre. Un presentazione di B2 all’Investor Relations Manager del Monte dei Paschi di Siena. Pierluigi, allora socio di B2, ed io arrivammo nel Chianti in macchina. Guidava Paul, peruviano di 22 anni. Aveva preso servizio all’inizio del mese e dopo una settimana si era dimostrato un disastro. Il viaggio verso Siena era stato da brividi: Paul aveva la patente ma aveva appena confessato di avere poca esperienza di guida. Io non guidavo più da oltre cinque anni: le mani erano praticamente inutilizzabili. Pierluigi non poteva guidare. Agli inizi di luglio aveva avuto un infarto molto serio: doveva stare tranquillo!
Avevamo appuntamento con Mauro e Donatella a Poggibonsi. Mauro non poteva guidare. Aveva seri problemi agli occhi.
Mentre entravamo in città Paul aveva quasi investito un nuovo operaio che stava svuotando un secchio di calcinacci in un bidone. La strada era rettilinea, in discesa. Ero al telefono con Mauro. L’operaio era a poco più di 100 m di fronte a noi e Paul stava deviando verso di lui, impercettibilmente, lentamente, inesorabilmente. Parlavo con Mauro, guardavo l’operaio, controllavo Paul. “No, non gli posso rompere i coglioni anche questa volta… tanto l’ha visto….”. Continuavo a parlare con Mauro, guardare l’operaio, controllare Paul. L’operaio ci guardava distrattamente. “Adesso si sposta… l’ha visto”, penso ingenuamente. “CAZZO! IL SIGNORE!” urlo selvaggiamente. Paul non si sposta. L’operaio inarca la schiena. Lo specchietto laterale gli passa ad una spanna dalle reni… salvo. Sono furioso. Vomito che la mia ira su Paul. Pierluigi attonito. In vent’anni che ci conosciamo non ha mai visto così. Mauro è ancora al telefono. Anzi ci hanno appena raggiunti.
Entro a “Il Colombaio” di Casole d’Elsa camminando appoggiato a Paul. Mi siedo. “Sparisci” gli sibilo. Sono frustrato e stanco.
Un infartuato, uno affetto da CIDP da quasi 20 anni e uno con seri problemi agli occhi a pranzo si raccontano delle loro vite. E per fortuna stiamo raccontando il lato ridicolo. Ci stiamo divertendo. In alcuni momenti ridendo fino alle lacrime.  Devo ammettere che all’inizio del pranzo sono stato pesante. Ho raccontato quanto sia complicato trovare un badante “normale”. Uno che sia attento il minimo necessario, che ha ascolti il minimo necessario, che faccia il minimo necessario. Racconto gli aneddoti… il ficus farloccus. Incomincio a distendermi.  “Prima o poi ne troverò uno all’altezza, uno che io non debba controllare in ogni momento; prima o poi dovrò anche incominciare a scrivere il libro sui miei badanti” sospiro. “Già”, interloquisce Mauro “lo si potrebbe intitolare Badavo ai Badanti “. Geniale!
Se ho continuato ad accarezzare l’idea di scrivere della mia vita da disabile è anche merito di Mauro e del suo titolo.
(Settembre 2005, circa)

BASILIO "L’INCUDINE" (EP. 1): il ficus farloccus

“Chissà cosa sta facendo” ho pensato… certe volte è meglio frenare la curiosità!
Basilio non era un badante “ufficiale”. Sostituiva il grande Ivan che era tornato in Ucraina per le ferie. Prima di partire si era impegnato a cercare il suo sostituto. Una mattina è entrato in casa come un tornado: “Ricky! Ho trovato quello perfetto! È Basilio, il mio miglior amico! “. L’aveva incontrato la sera prima in piazza Duomo. Casualmente. L’ultima volta si erano visti in Ucraina prima che Ivan e sua moglie partissero per l’Italia, anni prima. “Fantastico!” Ho risposto contagiato dal suo entusiasmo e ho pensato che era un segno del destino.
Basilio era con me da tre giorni. Erano le 19.00 e aveva appena finito di pulire l’ufficio che come tutti i badanti puliva due volte alla settimana prima di accompagnarmi a casa. Dalla mia postazione, di fronte alla quale c’era la porta della stanza, nell’ultimo minuto l’avevo visto andare dal bagno verso l’open space tre volte con un bicchiere di plastica pieno e ritornare altrettante con il bicchiere vuoto. “Chissà cosa sta facendo” ho pensato. E al quarto passaggio: “Basilio, cosa stai facendo?”. Si è fermato sulla porta e mi ha risposto sospirando e guardandomi con l’espressione di compatimento di chi si era sentito fare la domanda più idiota possibile: “Sto bagnando le piante”. Non ci potevo credere. “!!?! Basilio… le piante… sono di plastica…”. Sospirando con più forza e compatendomi in modo più grave: “Nnooo”, mi risponde convinto.
Incominciavo ad avere dimestichezza con i badanti. E poi dopo quello che era successo il giorno prima, sto incominciando ad imparare. Alle volte… spesso… non conviene dare spiegazioni. Mi sono alzato, barcollando ho raggiunto il ficus farloccus, ho messo un ramo tra le mani di Basilio invitandolo a romperlo. “Aahhhhh” ha mormorato come folgorato da una rivelazione.
Certe volte è meglio non fare certe domande. Si possono scoprire cose che non si vorrebbe sapere.
A proposito, quel “Aahhhh”, con il succedersi dei badanti, è diventata una persecuzione.
(Luglio 2001, circa)
Ficus farloccus