PERCHÉ "BADAVO AI BADANTI"

Lavoravamo per sol-tec da più di un anno e con Mauro, l’amministratore delegato di par-tec, la capogruppo, eravamo diventati amici. Mauro viveva in Toscana, nel Chianti. Il Chianti è un luogo speciale per tutto il mondo. Per me a maggior ragione perché tra le sue valli ho incominciato ad innamorarmi di Nelly. Tornare a Gaiole, Greve, Radda, Panzano è quindi quasi un obiettivo. Così quando Mauro ci disse che alla prima occasione avremmo dovuto pranzare insieme nel Chianti dovevo solo trovare il “pretesto”.
Il “pretesto” capitò a fine settembre. Un presentazione di B2 all’Investor Relations Manager del Monte dei Paschi di Siena. Pierluigi, allora socio di B2, ed io arrivammo nel Chianti in macchina. Guidava Paul, peruviano di 22 anni. Aveva preso servizio all’inizio del mese e dopo una settimana si era dimostrato un disastro. Il viaggio verso Siena era stato da brividi: Paul aveva la patente ma aveva appena confessato di avere poca esperienza di guida. Io non guidavo più da oltre cinque anni: le mani erano praticamente inutilizzabili. Pierluigi non poteva guidare. Agli inizi di luglio aveva avuto un infarto molto serio: doveva stare tranquillo!
Avevamo appuntamento con Mauro e Donatella a Poggibonsi. Mauro non poteva guidare. Aveva seri problemi agli occhi.
Mentre entravamo in città Paul aveva quasi investito un nuovo operaio che stava svuotando un secchio di calcinacci in un bidone. La strada era rettilinea, in discesa. Ero al telefono con Mauro. L’operaio era a poco più di 100 m di fronte a noi e Paul stava deviando verso di lui, impercettibilmente, lentamente, inesorabilmente. Parlavo con Mauro, guardavo l’operaio, controllavo Paul. “No, non gli posso rompere i coglioni anche questa volta… tanto l’ha visto….”. Continuavo a parlare con Mauro, guardare l’operaio, controllare Paul. L’operaio ci guardava distrattamente. “Adesso si sposta… l’ha visto”, penso ingenuamente. “CAZZO! IL SIGNORE!” urlo selvaggiamente. Paul non si sposta. L’operaio inarca la schiena. Lo specchietto laterale gli passa ad una spanna dalle reni… salvo. Sono furioso. Vomito che la mia ira su Paul. Pierluigi attonito. In vent’anni che ci conosciamo non ha mai visto così. Mauro è ancora al telefono. Anzi ci hanno appena raggiunti.
Entro a “Il Colombaio” di Casole d’Elsa camminando appoggiato a Paul. Mi siedo. “Sparisci” gli sibilo. Sono frustrato e stanco.
Un infartuato, uno affetto da CIDP da quasi 20 anni e uno con seri problemi agli occhi a pranzo si raccontano delle loro vite. E per fortuna stiamo raccontando il lato ridicolo. Ci stiamo divertendo. In alcuni momenti ridendo fino alle lacrime.  Devo ammettere che all’inizio del pranzo sono stato pesante. Ho raccontato quanto sia complicato trovare un badante “normale”. Uno che sia attento il minimo necessario, che ha ascolti il minimo necessario, che faccia il minimo necessario. Racconto gli aneddoti… il ficus farloccus. Incomincio a distendermi.  “Prima o poi ne troverò uno all’altezza, uno che io non debba controllare in ogni momento; prima o poi dovrò anche incominciare a scrivere il libro sui miei badanti” sospiro. “Già”, interloquisce Mauro “lo si potrebbe intitolare Badavo ai Badanti “. Geniale!
Se ho continuato ad accarezzare l’idea di scrivere della mia vita da disabile è anche merito di Mauro e del suo titolo.
(Settembre 2005, circa)

2 risposte a "PERCHÉ "BADAVO AI BADANTI""

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