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Quando aveva 5 anni, e nessuna coscienza ambientale, giocava a pulire le spiagge in Libia. Segno premonitore, forse. Quando aveva 5 anni era un frignone. E’ lui a dirlo, con la stessa autoironia che filtra imperterrita nonostante “tutte le fortune” che gli capitano e che elenca implacabile nelle pagine del suo libro.
In copertina una sintesi: carrozzella, scarpe da ginnastica, biglietti aerei e carte d’imbarco, biglietti per il teatro, tablet, libri, cintura rossa di judo, cellulare, bicchiere con la cannuccia e foto dei badanti. Riccardo Taverna fa ridere.
Oggi di mestiere fa il consulente per la stesura dei bilanci di sostenibilità, rileva, ricuce, organizza, dispone e comunica i percorsi sostenibili delle aziende. Fa il rendicontatore pedante, ma non lo è. E’ stato un bambino viziato e felice, nell’ovatta, poi un adolescente spaesato durante le occupazioni del liceo, uno judoka ispirato (anche bravo, soprattutto a cadere), che ha tirato dritto, trattenendo il fiato, fino alla maturità, facendosi nel frattempo amici e ragazze.
Non scegliamo la nostra vita, scegliamo come viverla.Questa la frase della quarta di copertina del libro del mio amico Riccardo Taverna. Tutte le fortune è il titolo che ha dato alla storia della sua vita. Lo conosco da più di vent’anni, la vita ci ha portato a frequentarci con diverse intensità ma siamo sempre rimasti legati.
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Carola Carulli è un autore di “Tutto il bello che c’è” (Rai Due, 13:30 tutti i giovedì). È una persona speciale come ce ne sono poche. Talmente speciale e coraggiosa da pensare e realizzare insieme ad altre donne e uomini coraggiosi una trasmissione sulle cose belle della vita: uno squarcio nella cappa di brutture che la televisione, volente o nolente, ci riserva quotidianamente.
Ho avuto la fortuna di essere scelto per raccontare la mia storia e, tra le fortune, quella di incontrare Carola e la sua équipe.

