PAPÀ, I CONFLITTI IN CASA

Prima leggi: FAMIGLIA

Il conflitto era continuo. Con tutti. Quasi una rotazione naturale. Se non era in conflitto con mamma, lo era con Marta o con Alessandro. O con me, nonostante fossi il suo prediletto. Papà aveva bisogno del conflitto. Lo nutriva. Io ne venivo consumato. Ma non mi sottraevo. Anche dopo l’arrivo della CIDP, la cappa di tensione che avvolgeva la famiglia non si alzò. Le lotte non cessarono, né si alleggerirono. Si inasprirono. Io continuavo a non sottrarmi. Il Judo aveva forgiato il mio carattere, mi aveva affrancato da papà. Le sue prepotenze psicologiche erano intollerabili. E intervenivo.
Il silenzio era la punizione che ci infliggeva. Il suo silenzio. Il colpevole, il suo colpevole di turno, veniva ignorato per mesi. Non una parola. Non un saluto. Non uno sguardo. Se aveva qualcosa da dire al colpevole passava attraverso la mamma, il “cuscinetto”.
Questa volta tocca a me. Sono il colpevole. Non mi ricordo il motivo. Rientro a casa dall’università. La televisione è accesa. Papà sul divano che la sta guardando da’ le spalle alla porta d’entrata.
“Ciao”. Lo saluto freddamente. Le braci della discussione della notte precedente sono ancora calde. Non risponde. Forse non ha sentito.
“Ciao”. Il saluto è più deciso. Non risponde. Pazienza.
La sera successiva è una replica. Pazienza.
La terza sera al rientro dall’università, entro in casa, mi sfilo il giaccone. E vado in camera. Senza salutare papà. Mentre riordino gli appunti della lezione sento dei passi leggeri alle mie spalle.
“Ciao, come è andata?”.
“Ciao mamma, è andata bene. Lezione interessante…”.
“Senti Riccardo…”. Mi ha chiamato con il nome per esteso; sta preparando un discorso serio.
“… il papà vuole che lo saluti quando entri in casa”.
“E lui?”.
“Non ti saluterà”.
Non ci sto. Non ci posso stare. Mi alzo e vado in cucina, passando inevitabilmente dal salone. “Ciao papà”. Silenzio. Ritorno in camera. “Ciao papà”. Silenzio. Continuo così. Ogni volta che lo vedo: “ciao papà”. Voglio vedere chi cede.
Due giorni dopo la mamma mi raggiunge sul terrazzo.
“Il papà mi ha detto di dirti di non salutarlo più”.
Entro in casa e lo raggiungo in salone. “Non è che tra due giorni mi mandi la mamma a dirmi che devo salutarti?”. Silenzio.
Tutte le volte che rientro a casa lo saluto. Il suo silenzio durerà mesi.
Ho la CIDP da un paio d’anni. Nonostante abbia chiesto più serenità, nonostante abbia spiegato di avere bisogno di serenità, i conflitti in casa rimangono la norma. E i silenzi sono un modello di comportamento familiare. Tutti contro tutti. Con la mamma a fare da cuscinetto.

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