ANTONIO, IL BADANTE IMPEGNATO

Ore 18.15. Rientro a casa dall’ufficio dopo una giornata di duro lavoro. Il traffico in uscita su via Ripamonti è caotico, come tutte le sere. Procediamo in coda lentamente. In silenzio.
“Oggi ho stirato tantissimo”. Antonio, 37 anni, colombiano di ceppo ispanico, portamento nobile, cerca di fare un po’ di conversazione. È il suo quarto giorno di lavoro.
“Bene”.  La risposta è carica di tutta la stanchezza accumulata in una giornata densa di progettazione, analisi,  soluzione di problemi. Quattro lettere, pesanti come piombo.
Antonio comprende.
“Oggi ho stirato tantissimo”. Antonio cerca di riprendere la conversazione dal punto di caduta di ieri sera.
“Bene, grazie”. Rispondo mettendoci un tono di entusiasmo.
Il traffico è sempre più caotico. Il solito guidatore irresponsabile avrà parcheggiato approssimativamente bloccando il solito tram.
“Strano personaggio Antonio. Deve avere un repertorio limitatissimo se non trova altro argomento per fare  quattro chiacchiere”. Il pensiero si accende nella mente come una luce fioca. E svanisce istantaneamente.
“Oggi ho stirato tantissimo”. Antonio riprende. Inesorabile come il traffico.
“Ok, c’è sotto qualcosa … ci risiamo”. Il pensiero, la luce fioca, divampa.
Entro nella cameretta al pianterreno dove mi cambio e dove i badanti stirano. La pila dei panni da stirare non mi sembra si sia abbassata un granche.  Mi trasferisco in salone appoggiato ad Antonio.  In piedi davanti al divano i miei occhi vengono attratti da un’irregolarità del copri divano. Qualcuno si è seduto. E a lungo. E non è Nelly che in campagna vendite e rientra tutte le sere dopo le nove. Accendo la televisione. Strano, è sintonizzata su Raitre.
“A proposito signor Antonio, quando stira lasci gli indumenti sul divano della cameretta, ci pensa mia moglie a metterli a posto”.
“Problemi Signor Ricky?”
“Nulla di importante signor Antonio, è che ogni tanto Nelly non trova qualcosa”.
Il dado è tratto.
Sono passati tre giorni. Antonio “stira tantissimo”. La pila dei panni diminuisce lentamente, molto lentamente. Gli indumenti stirati sul divano sono pochi, troppo pochi. L’irregolarità sul copri divano è lì tutte le sere, nessuna esclusa. E la televisione è sempre sintonizzata su Raitre.
“Scusi signor Antonio, ci sono dei problemi con lo stirare?”
“Guardi che ho capito perché mi fa lasciare  gli indumenti stirati sul divano –  sbotta Antonio – lo fa per controllarmi”.
“E anche se fosse? “
“Signor Riccardo guardi che il mio è un lavoro molto impegnativo… mica come la signorina Alessia in ufficio…”. Antonio sta perdendo il controllo.
“Se lo dice lei”. Rispondo abbassando il livello della tensione.
“A proposito – continuo imponendomi di sembrare distratto – chi ha vinto la tappa del giro di Francia?”
Antonio si illumina. “Un francese, è stata bellissima…”. È un attimo. Come trafitto da uno stiletto ammutolisce e sbarra gli occhi: ha capito. Cerca una via d’uscita:” non ho guardato la televisione!”.
“Io non l’ho detto, signor Antonio. Le do i 15 giorni di preavviso”.
(luglio 2006, circa)

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