OMAR (EP.2)… il badante evangelico che fa proselitismo

Mentre Omar  ci “cambiava” il servizio di piatti rompendo i pezzi con perizia, in ufficio incominciò ad accadere uno strano fenomeno. Una mattina, sulla mia postazione “apparve” l’immaginetta di un santo.
“Ally, Boris… sapete qualcosa dell’immaginetta alla mia postazione?” chiedo ai miei collaboratori con sufficienza. Li conosco molto bene. Non è da loro.
“No Ricky – rispondono in coro – tu sai qualcosa di quelle alle nostre postazioni?” chiedono ironici a loro volta.
“?!!??!”. Di badanti sono diventato un esperto. Mi sono solo distratto un momento. È tutto chiaro. Afferro il cellulare. “Signor Omar , può venire in ufficio per favore?”
Omar mi racconta di essere un evangelico e che ha voluto farmi da badante per darmi “assistenza spirituale”. Mi racconta di suonare in un gruppo latino-americano che è il protagonista di messe cantate dove succedono “cose strane”.
“Cosa succede di strano?” domando a Omar, immaginando la risposta.
“La gente guarisce, signor Riccardo – mi risponde con tono solenne – vuole venire?”
Proprio come temevo. E così si spiegano altri “fenomeni” come la sua proverbiale lentezza, un bradipo al confronto soffre di ipercinesi, e il rovistare nella pattumiera della cucina alla ricerca di pane secco da mangiare. Non per necessità ma, sono convinto, per dimostrare a se stesso di essere un asceta.
Sento il dovere essere estremamente chiaro, sincero e diretto.
“Signor Omar, io non credo in Dio – non sono stato a spiegargli la complessità dei miei pensieri – se ci credessi, non credo nella Chiesa, non credo nelle guarigioni miracolose. Lei è qui per aiutarmi là dove non arrivano le mie mani e le mie gambe. Il mio spirito non deve essere una sua preoccupazione. Se per lei questo rappresenta un problema me lo dica subito che cambiamo”.
Per Omar questo non rappresenta un problema, apparentemente. Convinto, non ho mai voluto sapere da chi, né l’ho mai chiesto, di avere una missione da compiere, ogni tanto “butta lì” un “domenica c’è una messa, vuole venire?”, “sapesse cos’è successo all’ultima messa”. Nei mesi sono passato dal rispondere educatamente “no grazie”, al ignorarlo completamente.
In ufficio non si è più permesso di “seminare” immaginette. Fargli capire che non era opportuno è stato arduo.
(Novembre 2009)

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