UNA CADUTA, LA REAZIONE DI NELLY

Il portone di via Bartolomeo Giuliano si chiude pesantemente alle nostre spalle. La macchina ci aspetta dall’altra parte della strada. Parcheggiata a cavallo del marciapiede. Nelly mi precede. Si avvia verso sinistra, dove il marciapiede è più basso. Da dove posso scendere più agilmente. Misuro i passi mentre mi avvicino al varco tra due auto parcheggiate. Arrivo con il piede sinistro. Quello giusto. Rallento. E appoggio il piede destro sull’asfalto. Sono giù. È andata bene un’altra volta.
Siamo andando al cinema a vedere “The Hours”, il racconto della depressione di Virginia Wolffe interpretata, pare, da una magistrale Nicole Kidman. Nelly ci tiene tantissimo. Abitiamo insieme da un mese. Mi sono trasferito da lei una settimana dopo ladecisione di sposarci. Ho negoziato un po’ di spazio nei suoi armadi. E ho lasciato la mia tana di via Mac Mahon.
Dal marciapiede continuo a muovermi verso la macchina. Nelly mi sta seguendo. Attraversiamo via Bartolomeo Giuliano. Sono concentrato sul movimento delle gambe. Come al solito da quando ho ripreso a camminare dopo il trapianto di midollo. Appoggio il tallone del piede destro. Sposto il peso in avanti spingendo con la gamba sinistra. Appoggio la pianta del piede destro. La spinta della gamba sinistra si esaurisce. Arriva il momento più delicato. Il passaggio del peso dalla gamba destra a quella sinistra. Stacco la gamba sinistra. Il ginocchio della gamba destra si deve piegare, ma leggermente. Un movimento appena accennato, perché non ho sufficiente forza nella gamba per sostenere una flessione normale. Comando l’azione. La gamba non obbedisce. Rimane tesa. Come un’asta. E come un’asta mi proietta verso l’alto.
Mi sento spingere in su, leggerissimo. I piedi si staccano dall’asfalto. Volo. Non so spiegare il motivo, ma scendendo verso la strada, ruoto. Sto per cadere sul fianco destro. Devo proteggere le costole. Faccio appena in tempo a coprire il lato destro con il braccio e a preoccuparmi della reazione di Nelly che via Bartolomeo Giuliano mi accoglie con uno schianto. Il colpo mi taglia il fiato. Oltre a procurarmi alcune leggere escoriazioni sul braccio. Mentre l’aria torna a farsi strada nei polmoni, cerco Nelly. Non riesco a percepirla. Tanto meno a percepire la sua reazione. Non può che essere agitata. Devo tranquillizzarla.
“Buono, tranquillo, stai fermo e non ti muovere”. La voce è controllata e rassicurante. Nelly è in ginocchio al mio fianco. Cerco il suo viso. Ha l’espressione della massima concentrazione.
“Ti sei fatto male?”
“Aspetta…”. Ruoto sulla schiena. Muovo la gamba destra. Nessun dolore. La spalla destra è a posto. Il gomito ammaccato. Mi siedo e faccio tre respiri lunghi e profondi. Ogni volta che inspiro provo una leggera fitta al costato destro.
“Devo avere incrinato una costola”, spiego a Nelly.
“Andiamo al pronto soccorso…”.
“Ma no, mon amour, per una costola incrinata non è necessario. E poi non è la prima volta…”.
“Cosa vuoi fare?”
“… Andiamo al cinema… Gabriele e Iolanda ci stanno aspettando”.
La reazione di Nelly è straordinaria. Vederla reagire alla caduta con prontezza, controllo e concentrazione, pronta a reagire mi riempie di orgoglio. Un’altro motivo che la rende sempre più speciale. E la consapevolezza che insieme a lei posso raggiungere qualsiasi vetta.
Quel giorno c’è stata una cosa peggiore della caduta: il film.
(Maggio, 2003)

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