MOMENTI DI DEBOLEZZA

Lo specchio non mi tradisce mai. Ogni mattina, quando ci incontriamo, mi scruta con discrezione, mi guarda dentro e formula la sua sentenza. Freddo, cinico, onesto. Lo specchio del bagno mi restituisce quello che sono, dentro. E lo fa con un gesto semplice e profondo. Mi guarda negli occhi. Se abbasso lo sguardo, se sfuggo a me stesso, e mi capita, il significato è inequivocabile: devo porre rimedio.

Ho scelto di affrontare la malattia. Con coraggio, determinazione e serenità. Senza recriminare. Senza cercare compassione. Senza approfittare della mia debolezza per aggirare gli ostacoli. Assumendomi le mie responsabilità. Sempre. La malattia è diventata così parte della mia vita. Non la mia vita. Sono convinto di esserci riuscito. E ci sono riuscito nonostante la vita mi abbia sfidato continuamente: il tradimento di un amico, la slealtà di un socio, la cattiveria di chi mi fidavo, la truffa di un infame, l’infarto, il Parkinson. Ho risposto ad ogni sfida. Ne ho vinte. Ne ho perse.
Alcune sconfitte mi hanno fatto mettere in dubbio le mie scelte. Ho il diritto di mollare? Si. Ho il diritto di smettere di combattere? Si. Ho il diritto di fermarmi, sedermi, e in virtù di una malattia invalidante far ruotare il mio universo intorno a me? Si. La gente ha il diritto di criticare la mia resa? No. Ho il diritto di riposare? Ogni risposta è legittima. E lentamente i dubbi diventano una certezza: Ricky è arrivato il momento della resa.
La mattina dopo l’incontro con lo specchio è inesorabile: abbasso lo sguardo. Sorrido. Fuggire da me stesso è impossibile. Respiro profondamente. La vita è un dono ineguagliabile e io ho il dovere di viverla. Comunque e in qualsiasi condizione. La vita vissuta senza dignità è un dono rifiutato, rispedito al mittente. Esco dal bagno e riprendo la sfida. Fino al prossimo momento di debolezza che affronterò sapendo già come andrà a finire.
(Mentre finisco di scrivere sento dal soppalco il tamburellare delle dita di Nelly sulla tastiera. Il rumore dei tasti mi ricorda il dono straordinario che la vita mi ha fatto: mia moglie, l’altro motivo per affrontare le giornate con dignità).
(13 giugno 2013, ore 00:24)

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