STORIE DEL DIMER (Ep. 1) … il Signor Corsaro (parte 2)

Non posso già più. È l’alba del secondo giorno con il signor  Corsaro. Il sole sta sorgendo che lui sta parlando da solo da almeno un paio d’ore. Non so se riuscirò a resistere. Prima o poi  smetterà. Spero. Gli verrà sonno….
La flebo è partita da un paio d’ore quando i medici entrano in camera per la visita mattutina. Io sto bene. Pressione stabile, niente nausea. Passano al signor Corsaro.
Visita neurologica. Si consultano. Poi incominciano a  rivolgergli una sequenza di domande che ignoro. Il signor Corsaro risponde lucidamente. In apparenza.
“Sa dove si trova?”, chiede un dottore.
“Certo”.
“Dove?”
“Nell’ospedale militare del reggimento”. Il signor Corsaro è prontissimo.
“Posso avanzare una richiesta?”, continua il signor Corsaro. Il medico annuisce.
“Vorrei andare a casa?”. Il signor Corsaro è decisissimo.
“Non può”, è la risposta laconica.
“Ma – protesta fermamente il signor Corsaro – il qui presente Capo di Stato Maggiore mi ha già dato l’autorizzazione”.
“Chi?”, domanda il dottore mentre continua a prendere appunti.
“Il Generale qui presente”, risponde il signor Corsaro indicandomi.
Mi ha indicato! Me ne ero dimenticato.
“Non può uscire fino a quando non avremo completato  gli esami e fatto la diagnosi”, spiega il dottore.
Il signor Corsaro si chiude in un silenzio ostinato. I medici escono dalla stanza. Appena l’ultimo camice bianco varca la soglia il signor Corsaro si siede sul bordo del letto e mi guarda con espressione severa.
“ Signore, perché non ha confermato l’ordine di dimissioni che mi ha aveva rilasciato?”, mi chiede protestando, ma con il  rispetto  dovuto a chi è più alto in grado.
 Analizzo rapidamente lo scenario. Il signor Corsaro è abituato a comandare e, soprattutto, al fatto che si faccia come dice. È convinto che io sia un ufficiale di rango superiore al suo. Se non gioco la parte andrà fuori controllo. Mi il lancio.
“Lo Stato Maggiore ha deciso diversamente”, rispondo con tono solenne.
“Perché non me lo ha comunicato?”. Il signor Corsaro è deluso.
“Lo Stato Maggiore ha deciso che a comunicarlo fossero gli ufficiali medici”, spiego in tono autoritario.
Il signor Corsaro mi guarda.
Lo guardo.
Mi fissa.
Continuo a guardarlo. C’è voluto un attimo ma ho capito.
“Può andare”, comando. E torno a leggere il libro.
Il signor Corsaro si sdraia a fissare il soffitto. E incomincia a parlare. Andrà avanti tutto il giorno. Fino a notte inoltrata. Questo sarà un ricovero lungo e molto impegnativo.
(giugno 1995, circa)

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