OMAR (EP. 3)… rompi? Paghi!

Procedeva imperterrito. A rompere oggetti e da un po’ non solo quelli. Anche quella mattina, come tutte le mattine, ormai da un mese, ripone il mio portatile e i vari accessori dalla tavola da pranzo nella borsa. Pronto per essere riattivato in ufficio. Faccio colazione. Mi lavo. Mi veste. Mi posiziono sulla seggiola a rotelle. Mi appoggia la borsa del portatile sulle gambe. Andiamo in ufficio. 150 m di trasferta!
Sobbalzo…
“Signor Omar, stia attento alle buche… per favore…”, raccomando rassegnato. In un mese l’avrò detto 30 volte.
“Si Signor Riccardo…”, risponde. Le parole che viaggiano più lente di un bradipo.
Sono in ufficio. Bevo il caffè con Alessia e Boris. Omar prepara il mio portatile. In questo è diligente.
“Tutto pronto. Vado”. Omar esce dall’ufficio.
No!!!! Lo schermo del portatile è scheggiato. Inutilizzabile.
“Omar, torni in ufficio”, scandisco nel cellulare trattenendo un attacco d’ira. So cosa è successo!
“Non so cosa è successo”, mi spiega Omar.
“Glielo dico io cosa è successo, signor Omar. Non ha rimosso il coperchio della chiave USB del ricevitore del software di riconoscimento vocale che appoggia in cima alla tastiera del portatile tutte le volte che lo prepara. Lo fa tutte le mattine e da un mese. Questa mattina invece no! Oltretutto per chiudere il portatile ha dovuto forzare. Non se ne è accorto?”
“No” risponde Omar pacatamente.
“Mi dispiace, questa volta paga il danno”. Glielo dico serenamente.
“Ok” continua Omar sempre pacatamente.
Non polemizza?! Merita rispetto..
La stessa sera. Mi sta cambiando. Omar “rompe” il silenzio.
“Signor Riccardo, le devo spiegare… “, esordisce pacatamente, monotono.
“Mi dica…”, rispondo distrattamente.
“In questo mese ho rotto tante cose…”
“Si…”, interloquisco, un po’ meno distratto.
“Vede… in realtà, non sono io che rompo gli oggetti”, incomincia a spiegare con estrema serietà.
“E chi sarebbe mai?” Chiedo. Sta incominciando ad attirare la mia attenzione. Anche se in un angolo remoto della mia mente temo la piega che potrebbe prendere il discorso.
“Si ricorda che le ho detto che suono”, Omar riprende pacatamente.
“Si”.
“… e che suono durante le messe dove succedono cose strane… dove le persone guariscono…”, continua Omar, sempre pacatamente.
“Sii…”, il timore vago sta diventando una realtà grottesca.
“Vede… io ho un nemico – va avanti pacatamente Omar – che mi attacca quando le persone guariscono”.
Lo so. Dovrei troncare. Chi sia il nemico è chiaro. Ma è più forte di me…
“E chi sarebbe questo suo nemico”, sono tra l’irritato, il divertito e, ammetto, lo sfottente.
“Satana, signor Riccardo, Satana”, annuncia Omar … pacatamente.
L’ha detto! Ha proprio detto Satana! Non ci posso credere…!
“In pratica – spiega Omar, pacatamente -per vendicarsi Satana mi fa rompere le cose…”.
“Aspetti. Aspetti – interrompo – quindi, lei guarisce delle persone, fa arrabbiare Satana che per vendicarsi le fa rompere le mie cose?!” Non posso credere che stia capitando a me. Omar è serissimo.
” È così!”, esclama Omar. Riesce a esclamare pacatamente…
“Senta signor Omar – taglio corto – ammesso che io ci creda, e io non ci credo, si inventi delle scuse più credibili per giustificare la sua distrazione. Oppure la smetta di guarire le persone. Oppure dica a Satana di vendicarsi in qualche altro modo… ma la smetta di rompermi la casa!”.
“Ma signor Riccardo … non funziona mica così… Satana…”, mi dice Omar con aria di compatimento.
“OMAR!!” Esclamo, alzando decisamente la voce.
Ci vediamo domani mattina.
Non pensate che sia finita qui.
(Dicembre 2010)

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