LAVORO E DISABILITÀ (parte 5) … incontri che hanno fatto la differenza. Alessandro Paciello

Aida era l’agenzia di relazioni pubbliche di una società controllata da TC Sistema.  Coordinare la comunicazione di tutte le società del gruppo rientrava nel nostro incarico. Fu così che ci conoscemmo instaurando fin da subito un rapporto aperto, cordiale, collaborativo.
Quello che non capivo era perché Giovenale, uno dei miei tre soci, continuasse a denigrarlo. Ogni occasione era  buona. Era sufficiente pronunciarne il nome. Erano tante le cose  di Giovenale che non capivo più. E mentre i mesi scorrevano mi rendevo conto sempre di più che non condividevamo più gli stessi valori. Anzi, probabilmente, non li avevamo mai condivisi. Per esempio, ero assolutamente contrario alla sola idea di cercare di portare via un cliente ad un amico.  La lealtà è un valore non negoziabile. Tanto quanto l’umanità.  Mentre le differenze diventavano sempre più  palesi, Giovenale si sottraeva ad un confronto aperto e franco. Il conflitto era sempre più acceso. E Giovenale mi  attaccava, con lucidità, là dove un amico non avrebbe mai  dovuto: la mia  disabilità. I tentativi di umiliarmi andarono a vuoto. La sofferenza invece fu atroce. Colui che avevo considerato un amico ineguagliabile per sensibilità, lealtà e altruismo in un attimo si era dissolto nella sua nemesi.
Me nei andai. Disilluso. Più cinico. Quasi certo che lavoro e valori non fossero conciliabili. Un mese dopo fui richiamato da TC Sistema. E ricominciai a essere il loro consulente di comunicazione. Alessandro e io ci eravamo persi di vista. Ci eravamo sempre sentiti solo per  lavoro. E ciò non accadeva da più di un anno. Quando venne a sapere che mi ero staccato dall’agenzia mi chiamò per coinvolgermi in un progetto sull’etica di impresa. Cominciammo a sentirci regolarmente rinsaldando il vecchio rapporto professionale. E andando oltre.
Era sera. Il telefono squillò. Alessandro dall’altro capo della linea. Voleva sapere dei miei rapporti con TC Sistema. Giuliano, il nuovo direttore marketing, gli aveva chiesto un preventivo per due focus group. Lo stesso progetto al quale stavo lavorando. “Bene – mi disse senza alcuna esitazione – non  presentiamo il preventivo. Noi non andiamo contro gli amici”.  Una scossa mi percorse la schiena. Vertebra dopo vertebra. Sempre più intensa. Fino ad esplodermi nella testa e nel cuore. Sorpresa e gioia. Allora era possibile! Si poteva stare sul mercato con  lealtà e rispetto per il prossimo.
Alessandro mi ha dato un patrimonio dal valore inestimabile: tornare a credere negli altri. Credere nell’idea che lavoro e valori possono essere  coniugati insieme. Credere nell’amicizia come valore alto. Che è sufficiente un Alessandro per  i  tanti Giovenale che si incontrano per credere, e lo penso senza retorica, in un mondo migliore.
Tutte le volte che incontro un Giovenale, e mi è capitato di incrociarne altri, penso ad Alessandro. Sento la scossa, e continuo.

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