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L’ULTIMA SCIATA

Prima leggi: L’INIZIO… Qualcosa non va
L’INIZIO…Ricky non si deve stancare

Windsurf e sci. Così coprivo tutti e dodici i mesi dell’anno. Windsurf e sci. Gli sport che più mi hanno appassionato dopo il Judo. La CIDP mi ha privato del windsurf abbastanza rapidamente. Complice il fatto che le mani sono state le prime vittime del mio sistema immunitario. Privato del windsurf mi rimaneva lo sci.
Novembre 1992. La storia con Daria è appena cominciata e cerco di districarmi tra le incertezze. Quelle emozionanti di ogni inizio e quelle meno piacevoli dovute al fatto che Daria si sta separando. È ossessionata. Teme che il marito la stia facendo pedinare. Per questo ci vediamo spesso ma sempre in compagnia di amici. Amici comuni che hanno prenotato un fine settimana lungo per il ponte di Sant’Ambrogio in Val Thorens nelle Alpi francesi. Mi aggrego all’ultimo momento. Daria e io prenotiamo per tutta la settimana.
La neve è caduta abbondante. Le piste sono battute magistralmente. Le loro condizioni rasentano la perfezione. Ogni notte nevica. Senza esagerare. 10-15 cm. Quanto basta per la migliore manutenzione. E per i fuori pista di neve sempre polverosa.
Non scio da due anni. L’inverno precedente è stato avaro di neve. La stagione è saltata. Riprendo gli sci tra l’incertezza. Soprattutto sulla tenuta delle gambe. In due anni le mani sono peggiorate al punto che le racchette da sci sono diventate inutili. Riesco ad afferrarle. Ma i polsi non hanno più la forza necessaria per tenerle in posizione. Ciondolano. Scierò senza. Mi viene in mente Urs Kaelin, uno straordinario gigantista della nazionale svizzera. Ha una tecnica sopraffina tanto da usare le racchette solo come bilancieri. Quando scende non le punta mai. Ho imparato a sciare molto bene. Tecnicamente sono bene impostato. Mi ispirerò a Kaelin. Parto senza racchette. Dopo le prime curve modifico leggermente l’assetto. Senza le racchette ho la costante sensazione di perdere l’equilibrio. Allargo leggermente le braccia per amplificare l’effetto bilanciere. Provo due curve. La sensazione di perdita dell’equilibrio è svanita. Posso andare all’attacco. Sciare come piace a me. Aggredendo la pista.
Quattro, cinque curve consecutive. Caviglie piegate. Peso centrale. Piegamento e distensione funzionano. Ad ogni curva aumento la velocità. L’inclinazione sempre più estrema. Mi fermo. Le gambe tengono. Il fiato un po’ meno. Sono passati due anni ma tutto è come prima. Posso lanciarmi. Cinque giorni a divorare le piste e i fuori pista. Cinque giorni a sciare come se fosse la prima volta. Cinque giorni a sciare con l’entusiasmo dell’ultima volta. Non ne ero consapevole. Ma sotto, la parte più inconscia, sapeva che sarebbe stata l’ultima volta. Come quando ho passato l’ultima estate sul windsurf, non c’era malinconia. L’entusiasmo era il catalizzatore di emozioni che mi ha fatto assaporare pienamente ogni sensazione fissandola in un modo indelebile. Quella settimana ho sciato facendo il pieno per il resto della mia vita.
Gianni e io ci conosciamo da alcuni anni. Ma sono state le discese sulle piste della Val Thorens a trasformare una buona conoscenza in una grande amicizia.
(Dicembre 1993)

L’INTERFERONE, GIOVENALE E IL NEGOZIATO CON IL PROF.

Prima leggi: MIGLIORO, PEGGIORO, MIGLIORO, PEGGIORO: LA PRIMA CADUTA E L’INTERFERONE

Per l’interferone ci vorrà ancora un mese. Trenta giorni. Trenta lunghissimi giorni nei quali la CIDP avrà la libertà di attaccare il sistema nervoso periferico nelle gambe. Lei libera e indisturbata. Io, prigioniero dell’incertezza. Ho fretta. E sono preoccupato delle cadute. La sera dopo quella al Museum sono al telefono con Giovenale. Gli sto raccontando della caduta, dell’interferone, del comitato etico, dei trenta giorni di attesa. È palesemente preoccupato. Cerca di capire le prospettive. Chiede dell’interferone. Come si somministra. La frequenza delle iniezioni. Dove si compra. Domande di rito. Apparentemente.
“Ricky, ho trovato quattro fiale di interferone in una farmacia in Svizzera. Tutto legale. (Nota: In Svizzera l’interferone viene appunto venduto anche in farmacia). Sabato mattina ti passo a prendere e andiamo a ritirarlo. Ho con me i soldi (nota: una fiala di interferone costava circa L. 500.000). Non ti offendere, ma te lo regaliamo Dalila e io”. Giovenale mi lascia senza parole. In meno di un giorno ha trovato il farmaco. Senza dirmi niente. Dalla fine della storia con Daria Giovenale, Dalila e io ci siamo legati. Ma non pensavo così. Accetto tutto. Tranne il fatto che lo pagherò io.
Il Prof. è reticente. Vorrebbe che aspettassi il farmaco dal San Raffaele. Insisto. Non si sa se il farmaco sarà quello giusto, ci sono tanti interferoni. Cerca di mettermi in guardia dalla reazione al farmaco. Tutto per indurmi a desistere. Sono irremovibile.

“Professore, con tutto il rispetto, sabato sera farò la prima dose di interferone. Con lei o senza di lei”.
Una lunga pausa sembra allontanarci.
“Va bene. Sabato vada a ritirare il farmaco e venga subito al DIMER. La aspetto entro mezzogiorno”.
Ce l’ho fatta. Il Prof. e io, sempre in squadra.

(Novembre 1997, circa)