LE NOTTI ALLA RINGHIERA: IL DECALOGO DELLE CHIAPPE

“Culo alto, ci fò un salto”. È poco più di un sussurro.

“Cosa Ricks?”. Febo si scuote leggermente dal torpore. Forse risponde per educazione. Forse per non morire di noia. È passata mezzanotte. Già da un po’. Febo, come una Cenerentola al contrario, è arrivato come tutte le sere puntualmente poco dopo le 24. La serata fiacca non invoglia nulla. La Ringhiera, la birreria di Marco sul naviglio grande, il nostro ritrovo, è deserta. Febo e io stiamo seduti in silenzio. La misura dell’inutilità dell’uscita. Febo e io abbiamo sempre qualcosa di cui conversare.

Seduto a metà del locale, la schiena contro il muro, ho tutto sotto controllo. Dalla porta alla mia sinistra, al bancone alla mia destra. Febo, seduto di fronte a me, dà le spalle alla sala. Continuiamo a non parlare. Stiamo aspettando che uno dei due faccia la mossa di andare.

La porta si apre. Entra camminando veloce. Si appoggia al bancone per chiedere un’informazione. Carina. Molto. Giubbotto blu in stile marina. Capelli castani lunghi e lisci. Gambe fasciate in jeans aderenti. Stacco coscia chilometrico.

Ho detto “Culo alto, ci fò un salto, Febone”.

Febo mi restituisce uno sguardo confuso. Rispondo indicando il bancone con un cenno della testa. Febo segue il mio sguardo fino ai jeans. Prende attentamente le misure. E conclude con due osservazioni tipicamente maschili. Che, naturalmente, accolgo con una risata di consenso. Intanto lo stacco coscia è tornato sul naviglio. Mentre il silenzio ha riconquistato il nostro tavolo.

“Scusa Ricks, ma se fosse stato basso…?”

“Se fosse stato basso cosa?”

“Il culo Ricks, se fosse stato basso il culo?”

“E che ne so Febone … lo trapasso. Culo basso, lo trapasso”.

Una scintilla sembra impossessarsi degli occhi di Febo. È un’impressione. Confermata subito dopo da un sorriso appena accennato.

“E se fosse sodo?”

“Me lo godo…”.

La scintilla diventa una fiamma. Il sorriso si accentua.

“Se fosse grasso?”

“… È uno spasso”.

Botta e risposta. Febo comincia a divertirsi. Senza dir nulla mi ha lanciato la sfida: trovare rime rigorose.

“Aspetta Ricks…”. Febo si precipita al bancone. Afferra il blocco delle ordinazioni, una penna, e torna agguerrito e divertito. Ripassiamo le rime e procediamo fino alla decima.

“Ok Ricks. Col culo è facile. Voglio vederti alla prova del pelo”.

(Maggio 1995, circa)

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